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La Oss anti-Covid si diploma a 48 anni

maria lardara
La Oss anti-Covid si diploma a 48 anni

Serena Ciaramelli ha coronato il sogno che aveva interrotto trent’anni fa: ad aspettarla c’era la sua compagna di classe

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Per scaramanzia aveva evitato di dire il giorno e l’ora ad amici e parenti. Il grande giorno, quello dell’esame di maturità. Ma Elena Bettazzi, l’amica del cuore, l’aspettava ieri mattina ai cancelli del Dagomari con un mazzo di fiori, una coroncina e la fascia di “matura 2020”. Quando Serena Ciaramelli la indossa, è quasi mezzogiorno: ormai la maturità 2020 è andata. Le due amiche avrebbero dovuto diplomarsi insieme al professionale Tornabuoni di Firenze, nel lontano 1990. Poi, il destino ha voluto che i loro percorsi scolastici si separassero in quarta. Elena si è diplomata in figurinista e oggi fa la sarta. Serena si è reiscritta tre anni fa alle superiori, al corso di tecnico dei servizi socio-sanitari del Dagomari. È dipendente dell’ospedale Santo Stefano, lavora nel reparto di malattie infettive investito dall’epidemia di Covid-19. Quel pezzo di carta se l’è sudato sulla soglia dei 49 anni. Perché il diploma è arrivato nell’anno della pandemia, nell’anno di un virus che ha tolto il sonno a chi lavorava notte e giorno nelle corsie di un ospedale. Uno stress doppio per la maturanda che da tre anni accarezzava il sogno di stringere fra le mani un titolo congeniale al suo lavoro. «Durante il lockdown è stata molto dura. Confesso di aver pensato di mollare e rimandare al 2021 il diploma. Ma oggi sono qui, orgogliosa di aver realizzato il mio sogno. Lo rincorrevo da anni: talvolta la vita ti porta ad allungare i percorsi per realizzarlo». «Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni», scriveva William Shakespeare. Quelli di Serena avevano la leggerezza dei vent’anni, l’età media dei compagni e delle compagne con cui si ritrovava a lezione tutte le sere. L’Oss del Santo Stefano era la studentessa più “matura” della 5 ASSS, una classe molto affiatata. «Mi mancherà. Sono stati tre anni di straordinari rapporti umani e abbiamo avuto una batteria di professori straordinaria». Avendo lasciato le superiori in quarta, Serena ha potuto riavvolgere il nastro dalla terza classe in poi. Il conto in sospeso con la scuola le si è ripresentato nella sua vita nel 2017. Tre anni di sacrifici e passione. «La mattina ero al lavoro in ospedale, il pomeriggio lo dedicavo allo studio, la sera a lezione dalle 19 alle 23.30». Nei corsi del serale, la frequenza è obbligatoria al 50%. La didattica a distanza ha messo a dura prova la maturanda. Per un mese e mezzo Serena non ha avuto il wifi in casa mentre un virus informatico ha messo sotto attacco il suo smartphone impedendole il collegamento con i professori attraverso la piattaforma Meet. Ieri mattina la commissione di maturità ha fatto diverse domande a Serena sulla sanità francese e sul romanzo “Senilità” di Svevo, a partire da un elaborato presentato dalla candidata su un caso di psicologia. «Ho scelto questo indirizzo al Dagomari perché volevo approfondire le materie di igiene e psicologia. Questo titolo di studio che mi fa sentire più “completa” nella mia professione». La neo diplomata è pronta a rimettere il camice bianco dell’ospedale. Ma soprattutto, è pronta a riabbracciare i nipotini che non rivede da tempo. Vuoi per la quarantena, vuoi per la preparazione dell’esame. «La mia famiglia – racconta – mi è mancata tantissimo». —

maria lardara

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