Sicurezza
Pedofilia, l'ex parroco Glaentzer ottiene un consistente sconto di pena
La Corte d'appello di Firenze ha ritenuto le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e ha condannato l'imputato a due anni, due mesi e 20 giorni di reclusione, quasi tutti già scontati agli arresti domiciliari
PRATO. L'ex sacerdote Paolo Glaentzer, arrestato nel luglio 2018 con l'accusa di aver abusato di una bambina di 10 anni a Calenzano, ha ottenuto un consistente sconto di pena al termine del processo di secondo che si è celebrato oggi, 23 giugno, davanti alla seconda sezione della Corte d'appello di Firenze. Condannato in primo grado da 4 anni e 4 mesi, l'ex parroco di Sommaia, si è visto ridurre la pena a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni, quasi tutti già scontati agli arresti domiciliari in provincia di Lucca.
L'imputato, difeso dall'avvocato Salvatore Bottiglieri, dunque potrebbe tornare in libertà nel giro di poche settimane, se non prima. La Corte d'appello ha ritenuto prevalenti le attenuanti generiche sulle aggravanti contestate, a differenza dei giudici di primo grado. Confermato il risarcimento provvisionale di 50.000 euro a favore della minore, che era rappresentata dall'avvocato Olivia Nati.
"Come parte civile sono soddisfatta del consistente risarcimento economico - ha commentato l'avvocato Nati - però, pur non potendo interloquire sulla sanzione, sono delusa dalla pena erogata perché non mi sembra parametrata alla gravità dei fatti contestati e alla veste dell'imputato". Nello scorso mese di febbraio era stato Papa Francesco a ridurre allo stato laicale don Paolo Glaentzer.
Un'altra differenza sostanziale rispetto alla sentenza di primo grado è che la Corte d'appello ha condannato l'imputato a risarcire in sede civile anche i genitori della bambina, fissando una provvisionale di 2.500 euro a testa. Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Prato, davanti al quale l'anno scorso don Glaentzer fu giudicato col rito abbreviato, aveva invece escluso i genitori dal risarcimento. Un paio di mesi dopo l'arresto in flagranza del sacerdote, era intervenuto il Tribunale per i minorenni di Firenze, che aveva tolto ai genitori sia la bambina abusata che altri due fratelli minori, ritenendo che la coppia sia incapace di provvedere alla loro educazione. I figli erano già stati tolti ai genitori di Calenzano nel 2013 e riaffidati alla coppia nel 2016. Il giudice di Prato, dunque, aveva ritenuto che il padre e la madre della bambina non fossero meritevoli di un risarcimento. Di parere contrario si sono dimostrati i giudici di secondo grado.
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