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«Poche case popolari e sempre ai soliti»

«Poche case popolari e sempre ai soliti»

La Lega all’attacco in Commissione: «Un terzo degli alloggi sono assegnati alle stesse persone da oltre 25 anni»

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Una casa popolare su tre è assegnata alle stesse persone da oltre 25 anni. Lo ha fatto notare il consigliere comunale della Lega Marco Curcio nel corso della seduta della Commissione politiche sociali, che aveva all’ordine del giorno la relazione del presidente dell’Edilizia pubblica pratese, Federico Mazzoni.

Pochi alloggi, assegnazioni troppo lunghe, scarsi controlli, troppi stranieri: questi i rilievi mossi da Curcio all’Epp.

«I dati sul numero di alloggi popolari a Prato non sono proporzionati agli altri capoluoghi di provincia della Toscana – spiega Curcio – Su 50.000 case popolari in tutta la Regione, a Prato ne abbiamo solo 1.780 contro le 8.600 di Livorno, le 6.300 di Pisa, ma ce ne sono anche 4.000 a Lucca, 3.700 a Massa, 3.200 sia a Grosseto che ad Arezzo, a Siena 2.600, a Pistoia 2.100, mentre la parte del leone la fa Firenze (con Empoli) con 14.300 alloggi di edilizia popolare. Siamo ultimi, scontando un gap storico. Serve che il Comune e la Regione si attivino almeno per bilanciare le proporzioni: a Prato le case popolari servono come il pane».

Uno dei temi affrontati è stato anche quello della durata delle assegnazioni. Risulta che 580 alloggi sui 1. 780 disponibili, ossia il 33%, siano assegnati alle stesse persone da oltre 25 anni. «Trattandosi di dati ufficiali – commenta Curcio – siamo di fronte a un sistema bloccato: l’assegnazione dell’alloggio popolare è la risposta temporanea a un’emergenza, non è un diritto acquisito. In questo senso, assegnazioni che durano per tutta la vita impediscono ad altri di poter subentrare in quell’alloggio. Per questo Comune e Regione dovrebbero organizzare un percorso attivo di uscita dall’emergenza, per far sì che chi può possa utilizzare soluzioni alternative o trovare soluzioni in proprio dopo 10/15 anni di residenza in una casa popolare. Dovrebbero restare solo le tutele a disabili, malati gravi e gravi marginalità».

«I controlli sono troppo pochi – aggiunge Curcio – Riguardano solo le situazioni più evidenti, è necessario invece incrociare tutte le banche dati ed evitare che le case popolari vadano a chi non ne avrebbe diritto, come è successo per quella famiglia rom finita sulle cronache di questi ultimi mesi. Per non parlare, infine, del numero di stranieri: tolte le assegnazioni più indietro negli anni, circa il 25% degli alloggi degli ultimi anni non va agli italiani: vanno studiati criteri diversi che premino la residenzialità». –

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