Il Tirreno

Prato

il processo 

Guerra del gas senza vincitori né vinti Le accuse sono cadute in prescrizione

p.n.

Quasi cinque anni di dibattimento non sono bastati. La Procura insiste sulla colpevolezza dei vertici di Estra e Consiag

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prato

Dopo quasi cinque anni di processo, l’unica cosa certa è che i vertici di Estra e Consiag non verranno condannati per aver ostacolato il Comune di Prato, all’epoca guidato da una giunta di centrodestra, che voleva fare un bando pubblico per togliere il monopolio locale della distribuzione del gas, come poi fece, dalle mani di società considerate “riserve di caccia” della sinistra. È l’esito annunciato del procedimento nei confronti di Paolo Abati, direttore generale di Estra, Luciano Baggiani, presidente dell’assemblea dei soci di Consiag e dei tre dirigenti di EstraReti Paolo Quercioli, Cesare Calistri e Alessandro Puccetti, accusati di turbativa d’asta, abuso d’ufficio e abuso di posizione dominante. Al termine del lunghissimo processo il pubblico ministero Lorenzo Gestri ha preso atto che i reati contestati sono caduti in prescrizione, ma ha insistito perché il Tribunale riconosca che i reati sono stati commessi. Dunque a settembre, quando il dibattimento riprenderà, ci saranno solo due opzioni: il proscioglimento nel merito o l’assoluzione per intervenuta prescrizione. Ai fini pratici cambia poco, è solo una questione di principio. E di immagine, per gli imputati.

I più giovani non possono ricordare perché si parla di fatti risalenti al 2010, quando lo scontro tra l’allora sindaco Roberto Cenni e i vertici delle due società partecipate fu chiamato “la guerra del gas” e riempì pagine e pagine di giornale. Da una parte il primo sindaco di centrodestra del dopoguerra, spalleggiato dall’assessore Filippo Bernocchi, dall’altra i dirigenti delle società che erano stati espressi dalla precedente maggioranza di centrosinistra. L’oggetto del contendere era il bando che il Comune di Prato voleva fare per liberalizzare la distribuzione del gas. Lo fece nel mese di maggio, ma secondo l’accusa i vertici di Estra e Consiag fecero di tutto per ritardare la procedura, ritardando la trasmissione degli atti al Comune. Sempre secondo l’accusa, lo fecero perché sapevano che in tempi brevi sarebbero stati ridefiniti gli ambiti che avrebbero impedito a Prato di fare per conto suo.

L’azione del Comune, ha ricordato il pubblico ministero, era pienamente legittima, mentre quella delle partecipate sarebbe stato solo un modo per prendere tempo e mantenere il lucroso controllo sulla distribuzione del gas, che invece poi passò a Toscana Energia, proprio grazie al bando del Comune.

«Si è trattato di una condotta grave - ha sostenuto Gestri - frutto di un accordo criminoso tra gli imputati che ha fuorviato lo svolgimento regolare di una procedura ad evidenza pubblica procurando all'azienda un ingiusto vantaggio patrimoniale».

Due degli avvocati difensori, Lucibello e Cipriani, hanno invece ricordato che la stessa Corte dei Conti, alla quale il Comune si era rivolto chiedendo che gli imputati fossero condannati a pagare un risarcimento di 10 milioni di euro, respinse la richiesta sostenendo che il Comune non ci aveva rimesso, ma anzi guadagnato. — p.n.

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di Redazione web