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Prato

il caso 

Vigili e medico dalla "paziente 1" che è finalmente guarita

Vigili e medico dalla "paziente 1" che è finalmente guarita

A casa di Patty Pessina si è presentata la polizia municipale. Tampone negativo dopo più di cento giorni di convivenza col coronavirus

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PRATO. Alla fine, dopo più di quattro mesi, la “paziente 1” è uscita dal tunnel del Covid-19, ma l’Asl ha usato le maniere forti per convincerla a sottoporsi all’ultimo tampone che ha certificato l’avvenuta guarigione. È la storia di Patty Pessina, la donna di 43 anni, originaria di Prato e residente a Firenze, che lo scorso 2 marzo si presentò al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano e il cui nome finì in cima a un elenco che conta ormai 569 persone, vale a dire i casi accertati di coronavirus a Prato.

Patty è stata la prima paziente a finire nel reparto Covid dell’ospedale ed è stata anche quella che ha convissuto più a lungo con la malattia. Ancora due settimane fa risultava positiva, caso più unico che raro nel panorama nazionale. I suoi rapporti con le autorità sanitarie non sono stati idilliaci, fin da quando rifiutò una prima proposta di dimissioni dall’ospedale per andare a casa in quarantena. Poi si sono succeduti una serie di tamponi, tutti positivi e qualche sfogo su Facebook.

Venerdì 12 giugno alla sua porta si sono presentati due medici, un infermiere e due agenti della polizia municipale con l’ordine di effettuare il tampone. «Io però mi sono rifiutata - racconta al telefono - perché poco prima mi ero messa d’accordo col medico che il tampone mi sarebbe stato fatto il sabato». Anche in precedenza la donna si era lamentata perché le squadre Usca erano arrivate a sorpresa a farle un controllo. E così i medici, l’infermiere e i due vigili hanno fatto dietrofront e il tampone è stato eseguito effettivamente il giorno dopo, cioè sabato. Ne hanno fatto un altro lunedì e il risultato è arrivato martedì. Finalmente negativo. «Finalmente dopo 115 giorni di isolamento domiciliare e di malattia sono libera - ha scritto su Facebook - Quasi 4 mesi davvero una sorta di arresti domiciliari in cui è successo di tutto! Sono microbiologicamente guarita ma permangono alcuni sintomi e fastidi come la tosse e i soliti dolori al petto e difficoltà a respirare se rimango distesa a letto o appoggio la schiena».

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