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I positivi di ritorno ora sono tre alla casa di riposo di Comeana

walter fortini alessandro formichella
I positivi di ritorno ora sono tre alla casa di riposo di Comeana

Un anziano era stato dichiarato guarito già il 29 aprile ma un mese e mezzo dopo è risultato ancora infetto. L’epidemiologo: «Può accadere, il virus si nasconde...»

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Sono diventati tre i casi Covid di ritorno alla casa di riposo di Comeana: due mercoledì e l’’ultimo ieri, quando sono stati fatti i tamponi anche a chi, una ventina tra ospiti e sanitari, all’inizio della settimana era risultato negativo ai test sierologici.

La prima parte della storia ve l’abbiamo raccontata sul giornale di ieri. Ospiti e sanitari sono stati sottoposti nei giorni scorsi tutti ad un esame di controllo. Non era la prima volta, ma l’esito è stato davvero inatteso: ventidue test sierologici positivi, che ci poteva anche stare, ma soprattutto due anziani positivi al tampone. Due anziani curati, dimessi dal reparto di cure intermedie della Asl a Prato e che dovevano essere guariti ma che guariti non erano.

Ma ancora più assurda è la vicenda del terzo anziano: negativo al test sierologico due giorni fa (evidentemente un falso negativo, come a volte accade), ricoverato ad aprile nel reparto di cure intermedie gestito dalla Asl, negativo (e dunque teoricamente guarito) al doppio tampone il 29 aprile, negativo ad un nuovo esame di controllo a tappeto su tutti gli ospiti della residenza effettuato il 12 maggio. Pulito. E invece no: privo di sintomi ma ancora contagioso.

Così anche lui ieri è stato trasferito alla Melagrana, la struttura Covid per anziani allestita dalla Asl. «In questi mesi in tanti hanno tirato la croce addosso alle Rsa – commenta Paola Lombardi, direttrice della casa di riposo di Comeana, privata ma in convenzione – quando invece siamo vittime anche noi: vittime in questo caso di un errore di sistema».

Fino al 1° luglio la residenza rimarrà chiusa alla visite esterne, in quarantena. Nessuno degli operatori sanitari risulta contagiato. Continuano a lavorare regolarmente. In tutta la storia c’è comunque almeno una buona notizia. I tre casi riguardano tutti anziani che già avevano contratto il virus, nessun altro ne risulta affetto. «È merito del protocollo di prevenzione che abbiamo deciso di continuare ad applicare – spiega Lombardi – anche dopo la (presunta) guarigione dell’ultimo paziente festeggiata un mese fa: mascherine sempre indosso, frequenti sanificazioni e rigoroso rispetto delle distanze di sicurezza». L’epidemia qualcosa ha insegnato.

La casa di riposo era finita nella spirale dei contagi il 9 marzo: prima un caso, poi otto e alla fine quaranta tra ospiti e sanitari, con sette decessi (tutti tra gli anziani).

«Esistono anomalie di questo tipo, persone positive, poi negative e di nuovo positive - commenta Francesco Cipriani, epidemiologo dell’Asl - La realtà è che a volte il virus non è mai andato via davvero, è come se si nascondesse in qualche organo e poi ricomparisse. È un’anomalia riscontrata in tutti i paesi, riportata negli studi, ed è una cosa molto strana per un coronavirus che tendenzialmente non dovrebbe avere questo comportamento». Nel caso in questione, però, potrebbe esserci stato anche un errore dovuto al tampone, che andrebbe fatto nella parte bassa della faringe quasi bronchiale. «Può accadere anche questo – prosegue l’epidemiologo – che il tampone non sempre rilevi davvero la presenza del Covid-19. Il tampone deve essere fatto nella parte bassa della faringe e dovrebbe essere seguito da esami del sangue che rivelino la presenza o meno degli anticorpi». —

walter fortini

alessandro formichella

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