Il Tirreno

Prato

il distretto pratese 

Il tessile va a singhiozzo aspettando gli ordini

Maria Lardara
Il tessile va a singhiozzo aspettando gli ordini

Il lanificio Bellucci si prepara a sfornare la collezione per l’inverno 2021/2022 La riorganizzazione tiene conto della cassa integrazione e delle nuove esigenze 

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Maria Lardara PRATO

Il magazzino lo hanno ribaltato da cima a fondo. Ne hanno avuto il tempo, durante la quarantena. Lane riesumate e già rifinite che entrano in collezione riutilizzando filati già in casa, inserendo al limite finissaggi nuovi. Così il lanificio Mario Bellucci si prepara a sfornare la collezione per l’inverno 2021/2022, quella più “difficile”, quella che andrà alla fiera Milano Unica posticipata a settembre. Nel post-Covid i lanifici pratesi cambiano pelle e si attrezzano per ottimizzare il più possibile produzione continuando a mantenere accenti di creatività, innovazione e sostenibilità. Hanno uno zoccolo duro di lavorazioni esterne che si tengono ben strette e che cercano di far girare il più possibile: tessiture, rifinizioni, tintorie. Ma il lavoro è a singhiozzi.

Nella fase post-pandemica, ci si pensa due volte prima di spendere 600mila euro per una collezione nuova di zecca. «Fra dieci giorni si tirerà il freno a mano – racconta l’imprenditore Francesco Bellucci - Gli ordini pre-Covid sono ormai tutti smaltiti. C’è tanta richiesta di stock di tessuto su cui i guadagni sono scarsi. E poi?».

Le collezioni. Da quel “poi” dipende il futuro. La partita si sposta sugli ordini attesi nei mesi estivi: sullo sfondo, i consumi al palo e l’industria della moda in affanno. «Tra venti giorni - fa sapere Bellucci - sapremo se ad agosto resteremo aperti». Altro che vacanze.

Sulla stessa linea di pensiero Francesco Marini della Marini Industrie. «Lavorare ad agosto? Volentieri, nel rispetto dei contratti dei lavoratori». Ma i lanifici viaggiano con fatturati in perdita del 40%. Ben si capisce come si provi ad efficientare la capacità produttiva utilizzando materiali già presenti in casa. «L’importante è che non vada a discapito di creatività, innovazione e sostenibilità: le parole d’ordine per proporsi sui mercati», ricorda Marini che è anche vice di Confindustria Toscana Nord. Produrre o non produrre fa poca differenza per i pochi lanifici a ciclo completo rimasti nel distretto, che in ogni caso devono far girare le macchine e tenere occupato il personale. È il caso del Ricceri: nello stabilimento di via Bologna lavorano 115 persone. Per assurdo, il ciclo di produzione interno diventa un punto di forza. «Ci permette di essere più reattivi e potenti – sottolinea Luigi Ricceri - Tanto vale produrre la collezione, farla bella e creativa, al massimo delle nostre possibilità» .

La riorganizzazione. Il lunedì è di cassa integrazione per tutti, il venerdì per una parte. E da oggi si riduce l’orario del reparto tessitura. La coda degli ordini pre-Covid dà lavoro al lanificio Ricceri mentre i reparti di filatura e ritorcitura sono in sofferenza. «La cassa integrazione l’anticipiamo noi», ricorda Luigi Ricceri. Un bel sacrificio per un’azienda con tanti dipendenti.

Più snella l'organizzazione del lanificio Bellucci che, per non mettere in cassa integrazione tutti i suoi 37 dipendenti, ha deciso di convogliarli in quei reparti dove si lavora di più, ovvero il campionario. Chi è in contabilità, ad esempio, dà una mano a montare cartelle per le campionature in vista dell’inverno 2021. Così la forza lavoro gira a pieno ritmo. —

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