Toscana
«Qui il contagio non è mai esploso ma guai ad abbassare la guardia»
Il dottor Francesco Cipriani, epidemiologo dell’Asl Toscana Centro, è convinto che sia un errore tornare ad una vita con assembramenti e senza mascherine
PRATO
«Il Covid-19 in Toscana, come nel pistoiese, non è mai esploso davvero. Non è arrivato come nelle regioni del nord e al contrario di quanto si pensi proprio da noi dobbiamo avere ancora più cautela e precauzione anche nella Fase 2 e nelle prossime». Lo ripete dal mese di aprile, come un monito, il dottor Francesco Cipriani, epidemiologo dell’Asl Toscana Centro, ora che il suo stesso dipartimento si sta focalizzando sulla probabile seconda ondata del coronavirus in autunno. Perché il virus non si è fermato, forse si è modificato, dice il medico, ma è ancora una “brutta bestia”. I nuovi casi di questi giorni nel pistoiese lo fanno pensare. Il Covid-19, secondo Cipriani, si sarebbe indebolito in questo periodo estivo e lo dimostrerebbero i risultati che provengono dai laboratori di analisi, modificando a volte anche la sua virulenza che ora andrebbe ad aggredire il sistema neurologico con forti dolori muscolari e articolari, nonché all’apparato digestivo. Non sempre, quindi, il Covid-19 si stabilirebbe nelle vie respiratorie e polmonari. Ma la medicina ha bisogno di tempo. E l’epidemiologo resta convinto che più del vaccino, che sembra in via di produzione per il prossimo settembre-ottobre, «sarà l’immunità di gregge a salvarci dalla bestia», dice con un certo pragmatismo. L’immagine che il dottor Cipriani usa è quella di una guerra e non rinuncia a dire che adesso, al contrario di quanto si creda, «sono proprio le regioni come la Lombardia che hanno avuto più morti sul campo, ad avere più rassicurazioni sui prossimi mesi». «Sembra paradossale, ma proprio la Lombardia che registra un 50 % di test positivi contro il nostro 1,7 % sta raggiungendo l’immunità di gregge, mentre noi siamo ancora vergini», precisa l’epidemiologo aggiungendo «i prossimi mesi ci diranno la natura delle trasformazioni del virus, i primi a percepirle sono i medici clinici quelli sul fronte del territorio e in ospedale. L’attenzione deve rimanere alta, non conosciamo davvero quello che farà il virus nella prossima stagione». Insomma, lasciarsi andare al ritorno di una vita fatta di assembramenti, di «senza mascherine» e di gioviale vita senza precauzioni, non è da indicare come la via maestra. La “bestia”, come la chiama l’epidemiologo, c’è e si diffonde, forse con meno intensità e aggressività, ma c’è. Il lavoro dei ricercatori prosegue. L’estate potrà dare indicazioni sul contagio e sulle nuove vie di diffusione. L’Asl toscana centro si sta preparando ai mesi che sembrano più cruciali, quelli da ottobre al prossimo dicembre, perché oltre al Covid-19 sarà presente il virus della influenza stagionale. E qui, il sistema sanitario ci sta lavorando. « Stiamo calcolando quanti vaccini abbiamo e quanti ne saranno necessari per l’influenza stagionale. E’ necessaria una vaccinazione ancora più massiccia per affrontare autunno e inverno 2020, una vaccinazione che vada su fasce di età ancora più basse ai sessantacinquenni, altrimenti dai sintomi non comprenderemo subito l’urgenza» . Ma quello che si teme, proprio per il prossimo autunno, è il caos che si potrebbe generare nel riconoscere presto il virus influenzale dal Covid-19. Nel frattempo, «mai abbassare la guardia, qui nelle nostre zone il Covid in sostanza non è mai esploso e non si sa cosa accadrà nella prossima stagione», dichiara di nuovo Cipriani. —
Alessandro Formichella
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