Il Tirreno

Prato

piazza duomo 

In ottocento alla messa del Corpus Domini

Azelio Biagioni
In ottocento alla messa del Corpus Domini

L’omelia del vescovo Giovanni Nerbini: «La Chiesa c’è, lavoriamo insieme per costruire la nuova Prato del futuro» 

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PRATO

Una piazza Duomo gremita di fedeli per partecipare alla messa all'aperto presieduta dal vescovo Giovanni Nerbini per il Corpus Domini. E’ questa l’immagine di giovedì sera davanti alla Cattedrale di Santo Stefano. Circa 800 le persone presenti fra quelle sedute e quelle in piedi, tutte rigorosamente distanziate. Presente in forma ufficiale l’amministrazione comunale e quella provinciale, poi autorità civili e militari oltre a tante associazioni cattoliche. La cerimonia ha rischiato di slittare di orario a causa di un curioso episodio che si è verificato nel pomeriggio e che ha richiesto ore per risolverlo. Uno sciame di centinaia di api ha letteralmente ricoperto una delle sedie. La Curia ha fatto intervenire degli apicoltori che hanno provveduto a far andare tutti gli insetti all’interno di un’arnia. Solo a operazione terminata i fedeli sono stati fatti accedere alla piazza.

Un’intensa omelia quella pronunciata dal vescovo Nerbini:«La Chiesa pratese c’è: le nostre porte sono aperte e i nostri tavoli sono disponibili, nella libertà e nella distinzione dei ruoli – ha detto - Questa città che ha le risorse per ripartire e ripartire prima degli altri, come è stato scritto bene, deve fare uno scatto adesso, immaginando il proprio futuro. È essenziale riprendere in mano singolarmente e comunitariamente il nostro destino superando comode deleghe per metterci insieme intorno ad un tavolo o a più di uno, e comporre il puzzle della nostra città futura che riguarda tutti». Secondo monsignor Nerbini in questo percorso c’è bisogno di tutti: «La politica in primis, le istituzioni pubbliche, di tutti i credenti, le associazioni di categoria, la scuola, l’università, la ricerca, il mondo della cultura e dell’arte, dello sport, i giovani. La crisi che la città si trova a dover affrontare è sociale, culturale, esistenziale, valoriale che ci ha mostrato come i nostri modelli di vita vadano facilmente in frantumi». Poi il vescovo si è chiesto: «Ci può essere un progetto la cui realizzazione prescinda dalle collaborazioni delle comunità straniere, a cominciare da quella cinese, che vivono ed operano in mezzo a noi e tuttora camminano parallelamente al ceppo principale?». Il vescovo ha ricordato l’istituzione, da parte della Diocesi, del fondo del Buon Samaritano, una iniziativa solidale pensata per dare un contributo economico a quelle famiglie colpite dalla crisi economica causata dalla pandemia. «Chiedo a ogni cristiano pratese di fare la sua parte - ha aggiunto il presule – Non potremo fare molto se chi più ha non si farà carico del problema, rinunciando, a cominciare da me, a una parte del reddito sicuro, del proprio stipendio fisso ma anche del nostro tempo e competenze, per sostenere chi si ritrova nulla in mano». La volontà della diocesi, espressa dal vescovo, è quella di difendere i più deboli dalle nuove povertà e da rischi gravi come quello dell’usura. Al termine della messa, monsignor Nerbini ha impartito la benedizione eucaristica dal Pulpito di Donatello. —

Azelio Biagioni

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