Il Tirreno

Prato

la ripartenza difficile 

Un ingorgo di 4.500 visite specialistiche da smaltire

Maria Lardara
Leonardo Pasquini
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Leonardo Pasquini

Tante sono le prestazioni che sono slittate a causa dell’emergenza coronavirus. L’Asl vuole uno sforzo aggiuntivo dai medici per recuperare il tempo perduto

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PRATO. I sintomi del Parkinson si erano fatti più evidenti negli ultimi tempi. Il 12 marzo ne avrebbe parlato con il suo neurologo di fiducia del centro Giovannini, per la consueta visita semestrale. Ma poi il coronavirus ha fatto saltare tutto, “congelando” la visita del signor Giuseppe (nome di fantasia), 63 anni, malato di Parkinson da sette. A distanza di quasi tre mesi, il paziente non è stato ancora ricontattato per un nuovo controllo neurologico. Quella cui doveva sottoporsi Giuseppe è una delle tante visite specialistiche slittate a causa del coronavirus cui l’Asl Toscana Centro sta mettendo riparo per evitare che i due mesi di stop forzato mandino in tilt la macchina delle prenotazioni. Un “ingorgo” sanitario che vede 4.500 prestazioni da recuperare mentre si garantivano le urgenze. Non si parla dunque di controlli ma di prestazioni necessarie alla presa in carico del paziente. L’azienda è già al lavoro per smaltire l’arretrato, a partire dalla ripresa graduale delle attività al Centro Giovannini.

Come recuperare. È in fase di riprogrammazione il calendario della sanità pratese. Si contano appunto 4.500 pazienti da ricontattare via via dal call center del Cup. Un’attività da pianificare tenendo conto del principio di massima cautela. «Occorre gradualità nella ripartenza – sottolinea Leonardo Pasquini, direttore del Cup – Per questo è stata chiesta ai professionisti interni una produttività aggiuntiva per consentire lo svolgimento di attività con prestazioni più larghe, distanziamento negli ambulatori e sanificazione degli ambienti». Tradotto: più orari di lavoro per smaltire il programmato. La ricetta per ripartire sta in un mix tra recupero delle prestazioni sospese e risposte puntuali che evitino nuove liste d’attesa mentre l’azienda punta a decentrare i servizi sul territorio per liberare il più possibile le attività ambulatoriali. «A Prato possiamo contare su una rete di istituti accreditati la cui attività si era ridotta nel periodo del Covid – ricorda Pasquini – A fronte del budget annuale per l’attività in convenzione, abbiamo chiesto agli istituti di recuperare e inserire nel sistema più prestazioni».

Il fatto è che su un centinaio di pazienti agganciati per fissare un nuovo appuntamento, soltanto un terzo si presenta. Può essere che la persona abbia ricontattato in autonomia il servizio, può essere che abbia ancora paura dei contagi. «Per andare in equilibrio – assicura Pasquini – è questione di giorni».

I tempi di attesa. Si alza la cornetta e, prescrizione alla mano, si chiama il Cup per fissare una visita dal cardiologo. Oggi servono tre giorni di attesa per un appuntamento. Si viaggia nell’ordine di 15 giorni per una visita otorinolaringoiatrica e urologica, 18 per farsi vedere dall’oculista e 22 per un colloquio con il chirurgo. Ma i tempi si allungano a 30-40 giorni per fissare un consulto in neurologia, nefrologia, fisiatria. In questi ambiti si riscontrano maggiori criticità perché per tali prestazioni specialistiche non esiste la “valvola di sfogo” degli istituti privati accreditati esterni. In quel caso l’azienda sanitaria può proporre appuntamenti nell’ambito di area vasta, attingendo anche dall’offerta dell’ospedale di Careggi.
 

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