Scende in piazza la rabbia di gestori e maestre degli asili
Nidi convenzionati e materne paritarie (un totale di 2.400 bambini): solo incertezze e soldi che non arrivano. Un’incognita anche i centri estivi
PRATO. Hanno cantato in rima come se ogni mattina cantassero ai loro piccoli, in mezzo a un'esplosione di palloncini colorati. Prima le note di "Whiskey il ragnetto", poi "La danza delle streghe". Ma i bimbi non erano all'asilo, bensì a sgambettare con le mamme ai piedi della Cattedrale mentre 200 educatrici agitavano cartelli e striscioni nel nome di Gianni Rodari e Bruno Munari. Gli asili sono chiusi, la partenza dei centri estivi dal 15 giugno è un'incognita, figuriamoci quella a settembre per nidi convenzionati e materne paritarie. Si parla di circa mille bimbi che frequentano i primi e di 1.400 piccoli ospiti nelle seconde.
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È tutto un grande punto interrogativo che riecheggia anche per i genitori che temono di perdere un servizio prezioso e che per questo, ieri mattina martedì 9 giugno, non hanno fatto mancare il loro sostegno ai gestori scesi in piazza. È in gioco la tenuta di un sistema integrato, quello pubblico-privato su cui si fonda il meccanismo dei servizi educativi pratesi considerato da sempre un fiore all'occhiello. Perché di certo la presenza di sette nidi comunali non basterebbe a soddisfare la domanda delle famiglie, a fronte di 35 nidi convenzionati. Il punto, dicono i gestori rappresentati da Confartigianato e Fism, è che è stato erogato solo un quarto dei contributi finanziati tramite il bando comunale di fine aprile.
Quattro mesi di stop forzato hanno svuotato le casse delle strutture che devono fare fronte alle spese fisse come l'affitto e le bollette. Senza prospettive Eleonora Gori, da 22 anni titolare del nido La casa degli orsi. «Le nostre strutture non hanno margini. Si lavora a a marzo per pagare le spese di febbraio. Cosa dobbiamo dire alle famiglie per settembre? Non abbiamo le linee guida per la fascia 0-3. Se il rapporto è un educatore ogni cinque bimbi non avremo personale e capienze sufficienti». Un grido di aiuto arriva da Barbara Meola della cooperativa Pane e Rose che gestisce due nidi in città. «Non abbiamo ancora la convenzione firmata con il Comune e le autorizzazioni triennali delle strutture sono scadute».
In questo contesto che vede tante strutture in ginocchio diventa difficile riavvolgere il nastro e ripartire domani dai centri estivi. «Soltanto per sanificare la mia struttura ci vogliono mille euro - osserva Veronica Scopelliti del nido e materna paritaria “La gang del bosco” - Difficile pensare alle tariffe dello scorso anno con i costi che lievitano per via dei protocolli anticovid. Al Comune chiediamo quanto ci è dovuto, finora abbiamo avuto solo un acconto». Era il 1999 quando Angela Bernabini aprì il nido Trilli alle Badie. Era il periodo delle prime convenzioni fra Comune e privati. Il Trilli ha dovuto restituire alle famiglie 14mila euro delle rette di marzo a fronte di 4.000 euro "rimborsati" dal Comune. «Se i nostri asili muoiono togliamo ai bambini un'esperienza che rimane per tutta la vita nel ricordo delle famiglie», sottolinea Angela del nido Trilli.
L'Abbicì, uno dei più grandi, è incerto anche sull'avvio dei centri estivi. «Non si possono chiedere 180-200 euro alle famiglie per una settimana - obietta il titolare Euclide Ferrara - Esiste il bonus Inps, è vero, ma le famiglie devono comunque frugarsi in tasca e anticipare le spese senza avere la certezza che il sussidio sarà erogato data la miriade di paletti per richiederlo». Un'altra boccata d'ossigeno potrebbe arrivare dagli 800mila euro di fondi Miur per le paritarie che, dicono i gestori, non sono stati ancora liquidati alle strutture. «Rispetto ai 250mila euro previsti mensilmente - sottolineano Gabriella Melighetti della Fism ed Enzo Lucchesi della Confartigianato - il Comune ha speso 60mila euro. Qui non si parla di mettere risorse aggiuntive ma di rispettare gli impegni di spesa».
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