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Le lezioni a distanza fanno aumentare le disuguaglianze
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Che senso ha dare un voto a un bambino che non ha potuto seguire correttamente la didattica a distanza? Se lo chiedono due maestre elementari dell’istituto comprensivo “Marco Polo”, Maria Paglia ed Enza Varagone, che citano Don Milani: “Non c’è nulla ce sia più ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali”.
«La didattica a distanza aumenta il divario tra gli alunni, per quanto riguarda le possibilità di apprendimento? - scrivono le due maestre - Noi pensiamo di sì, poiché non sussistono condizioni di parità di accesso ai vari “ambienti” online. Non basta essere dotati di strumenti informatici, bisogna essere in grado di usarli in modo autonomo. E nei contesti in cui il bambino deve condividere gli strumenti con altri membri della famiglia? Hanno tutti il sostegno e la guida dei genitori? Hanno tutti uno spazio per poter seguire le videoconferenze? Non tutti ce l’hanno. L’apprendimento dovrebbe avvenire in un ambiente sereno, dove il fratellino o la sorellina non possano interferire con la concentrazione, l’ascolto. La nostra Lucia (nome inventato) vive in un monolocale con due sorelle minori e un fratello maggiore, mamma e babbo. Dove può trovare lo spazio per isolarsi e seguire la lezione con tranquillità? Lucia partecipa alla videolezione: “Maestra, non sento più la tua voce! Maestra, è caduta la connessione e non ho capito quello che hai detto! Maestra, non vedo la presentazione, lo schermo del telefono è troppo piccolo, non riesco a leggere! ” ».
«Come diceva Don Milani “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali”. Lucia a scuola è una bambina che partecipa, riflessiva, capace di pensiero critico, collaborativa. A casa deve condividere il cellulare con il fratello, che decide se darglielo o no. Quando lui deve uscire, Lucia interrompe la lezione e rimane esclusa. E non dimentichiamo quando il babbo si dimentica di pagare la “bolletta” , perché il collegamento internet costa!».
«Ci chiediamo quindi che senso abbia assegnare voti numerici per valutare situazioni di questo tipo, completamente diverse tra loro. I bambini e le bambine valgono più di un numero: questo sempre, e in particolare in un periodo così speciale per il mondo scolastico. Il voto numerico, l’ultima beffa di questo momento di non – scuola: chiusi in una scatola fatta di byte, pixel, microfoni e videocamere, la connessione a singhiozzo, che non garantisce una comunicazione continua e realmente interattiva. Tutto ciò ha causato nei bambini ansia, tristezza, demotivazione e senso di esclusione».
«Si possono mettere sullo stesso piano, quindi valutare con gli stessi criteri, bambini dotati di un buon computer e di una buona connessione con chi ha a disposizione strumenti di fortuna e spesso poco funzionanti, con scarsa connessione? E che magari vivono in spazi affollati e rumorosi? E chi non si è mai collegato perché non è mai riuscito a connettersi, è stato quindi considerato un alunno disinteressato o poco partecipativo alla scuola! Come sarà valutato questo bambino dalle insegnanti nella didattica a distanza? La valutazione, affinché sia reale e completa, deve riconoscere ed individuare gli apprendimenti e i progressi compiuti. In questa prospettiva, l’alunno è protagonista attivo? Partecipa al suo percorso formativo? Perché misurare l’apprendimento e le competenze dei bambini e delle bambine con i voti? Lucia si è disconnessa diverse volte, il fratello le ha spento il telefono, il babbo non riesce a pagare la “bolletta” . Quante altre alunne come Lucia sono in difficoltà? Cara ministra, Lucia vale più di un numero!». —
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