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I miei cento giorni da contagiata: "Non mi libero dalla malattia"

di Paolo Nencioni
Patty Pessina, la "paziente 1" di Prato
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Patty Pessina, la "paziente 1" di Prato

Lo sfogo di Patty Pessina, la "paziente 1" di Prato: "Ho ancora tosse e dolori. Certi giorni non mi muovo. Aspetto il maledetto tampone"

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PRATO. «E con oggi sono 100 giorni di Covid19!» scrive Patty Pessina sul suo profilo Facebook. Patty, 43 anni, è la “paziente 1” di Prato, il primo caso di coronavirus registrato in provincia il 2 marzo, quando di presentò al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano provocando un discreto trambusto coi sintomi di una malattia che era iniziata il 23 febbraio dopo un soggiorno a Bergamo. Cento giorni da positiva: se non è un record poco ci manca.

Il caso anomalo. L’ultima volta che ci eravamo occupati di lei era il 1° maggio, un mese fa, ed era già un caso anomalo: 70 giorni di positività al virus. Sono passate altre quattro settimane e stando a quanto riferisce la diretta interessata la situazione non è cambiata. Patty Pessina è originaria di Prato ma abita a Firenze, dove ha passato gli ultimi tre mesi e dove, mentre il governo dà il via libera alla della riapertura degli spostamenti tra regioni diverse, attende che le facciano l’ennesimo tampone, sperando che una buona volta sia negativo.«Ho sempre i sintomi - dice - La temperatura, ieri ero piena di macchie, ho ancora la tosse, sto sempre uguale. Ieri ho cercato di contattare il medico ma aveva il telefono spento. Giusto perché l’emergenza non c’è più. Roba da matti. E il tampone lo devo ancora rifare».

Resistenza al virus. Prima di lei c’erano stati altri casi che avevano fatto scalpore per la persistenza del coronavirus nell’organismo, alcune famiglie emiliane, il giornalista Alessandro Politi delle “Iene”, positivo per 48 giorni, anche se il caso più noto è quello dell’attaccante Juventino Paulo Dybala, positivo per oltre un mese e mezzo. Patty, però, li batte tutti per distacco. «100 giorni dal primo giorno - scrive sul suo profilo Facebook - ignara di ciò che mi sarebbe accaduto fui assalita da un forte mal di pancia e la febbre e poi la tosse, quella tosse secca cosi violenta ed insistente che mi impedì di dormire per tre notti».

Riaperture? Anche no. La “paziente 1” sembra decisamente contraria alle riaperture. «Ed ecco che per l’economia si riapre anticipatamente - scrive - ed ecco la gente che si accalca senza mascherine, ignari che un improvviso starnuto o colpo di tosse violento come solo Covid19 sa dare, potrebbe infettare altre persone. Ed ecco che il virus non esiste più, come non esistono più i malati, che devono guarire perché sono scomodi e traspare proprio che nessuno si interessa del loro stato di salute dei loro sintomi e dolori. Contano solo quei maledetti tamponi che marchiano o liberano l’ammalato avvolto nelle sue paure. Questo non è curare ma compiere un lavoro per togliersi una responsabilità per mesi dimenticata. E poi le dimissioni senza il mio consenso, e poi la solitudine in casa dove devi convivere coi tuoi mali senza sapere cosa ti accadrà. Ci sono giorni in cui non riesci ad alzare le gambe, non hai la forza per compiere gesti imposti dal quotidiana, ma devi rassegnarti a queste giornate buie, tristi, dove non sai cosa ti accadrà e vivi alla giornata, sperando che tutto andrà bene».

Il virus non è scomparso. E ancora: «Cosa si aspettano tutte queste persone che sfidano il virus? Che qualcuno compirà il miracolo se si ammaleranno. Chi si ammalerà seguirà le sorti di tutti i malati Covid19 perché rassegnatevi, la cura non esiste per questo virus! Ma alcuni non credono addirittura che il virus sia esistito! E allora ditemi: io che cosa ho avuto in questi 100 giorni? Che cosa sono stati questi giorni di malattia? Perché il virus c’è stato e c’è ancora. La gente sogna una realtà che non esiste. Sogna ciò che vorrebbe, ma accelerando la libertà è il ritorno alla vita, ci esponiamo solo ad una nuova epidemia! Adesso non abbiamo ancora i dati delle persone che si possono essere infettate dopo gli assembramenti degli ultimi giorni, gente incurante delle regole dopo le riaperture, e pertanto oggi è troppo presto per aprire».

L’esperto. Ma come è possibile rimanere positivi per tre mesi? Lo abbiamo chiesto al professor Francesco Menichetti, primario del reparto di Malattie infettive all’ospedale di Pisa, che premette di non poter parlare del caso specifico perché non lo conosce, ma ammette di non aver mai visto finora un caso di positività così pervicace. «Esistono pazienti che faticano a negativizzare - spiega - e restano positivi anche quando si sono liberati dai sintomi della malattia. Ci sono poi quei pazienti che assumono farmaci immunosoppressori, cioè medicinali che inibiscono la risposta immunologica dell’organismo. In quei casi è più frequente che la positività duri a lungo».

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Malattia ancora da studiare. Non è questo il caso della paziente fiorentina, ma il professor Menichetti dice che sì, teoricamente può accadere che il virus permanga nell’organismo così a lungo. Il Covid-19 è una malattia nuova, che stiamo imparando a conoscere anche in questi suoi strascichi. Ma c’è una cosa che non si può dimenticare. «Tutti i pazienti positivi, anche quelli asintomatici - avverte Menichetti - sono potenzialmente contagiosi e dunque devono evitare i contatti diretti con altre persone». Non è detto che debbano rimanere agli “arresti domiciliari” per due o tre mesi in attesa dell’ennesimo tampone, ma non possono andare in giro senza le dovute precauzioni.

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