Il Tirreno

Prato

il personaggio: federico cucinotta 

«Quella volta che insieme a Placido Domingo cantavo anch’io»

Azelio Biagioni
«Quella volta che insieme a Placido Domingo cantavo anch’io»

L’artista montemurlese, cresciuto nella Scuola Verdi di Prato è apprezzato e si esibisce sui palcoscenici di mezzo mondo

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MONTEMURLO

Le radici siciliane si evincono dal suo cognome. Ed a volte nella vita si ritorna alle origini. Nato in Toscana e cresciuto a Montemurlo, Federico Cucinotta da alcuni anni è un artista del coro del teatro Massimo di Palermo. Già, proprio in Sicilia, quell’isola che ha dato i natali al nonno paterno. La storia di Federico, che lo porta a diventare cantante lirico, inizia da piccolo. Quando ascolta il “Va pensiero” di Giuseppe Verdi. Ed è subito amore: lui da grande vuole cantare e vuole cantare quel genere musicale, corre dalla mamma e confida il suo sogno, che oggi si è avverato.

La carriera di Federico Cucinotta al Massimo di Palermo, un tempio della lirica, è iniziata a novembre del 2017.

«Il mio debutto al Massimo – ricorda Federico – l’ho fatto nel ‘Guglielmo Tell’ in lingua francese. Il maestro titolare dell’epoca ha creduto in me e fra poco festeggio i tre anni da artista del coro di questo splendido teatro dove ho cantato in sedici opere più sette concerti sinfonici».

Ma la carriera di Federico, 28 anni, inizia prima. Negli anni precedenti, infatti, ha cantato, sempre come artista del coro, al teatro sociale di Como, al teatro municipale di Piacenza, poi un’altra grande esperienza al teatro “Carlo Felice” di Genova per approdare infine in Sicilia. Da solista, invece, il suo debutto è stato nel 2014 con l’opera ‘Brundibar” di Hans Krasa dopo interpreta proprio il ruolo di Brundibar. L’opera andò in scena al Goldoni di Firenze, realizzata dal Maggio musicale fiorentino.

«Per nove mesi l’anno vivo a Palermo – racconta l’artista – gli altri mesi li trascorro a Montemurlo, dove mi trovo in questi giorni». Il registro vocale di Federico è quello di basso-baritono e le sue idee musicali erano chiare fin da bambino. A 13 anni inizia a studiare pianoforte alla scuola pratese “Verdi”, poi alle medie ecco un regalo particolare.

«Sono nato a dicembre – racconta - ed alcune mie insegnanti di quando frequentavo la classe terza come regalo mi portarono al Comunale di Firenze ad un’opera del Maggio musicale. L’opera era il ‘Don Carlos’ di Verdi con l’allestimento di Luchino Visconti. Fu una cosa straordinaria. Quel giorno – ricorda Federico Cucinotta – c’era lo sciopero dei macchinisti contro la Fondazione e così i cambi di scena erano a sipario aperto fra una pausa e l’altra dell’opera. Mi colpii molto la meccanica teatrale che il pubblico ovviamente non vede».

Gli studi del cantante montemurlese si sono svolti alla Verdi di Prato, poi canto lirico alla prestigiosa scuola di musica di Fiesole, quindi alla scuola di musica “Claudio Abbado” di Milano. Fra le cose più belle della sua carriera, Federico ricorda, lo scorso anno, la tournée alla Royal Opera house di Muscat in Oman dove ha cantato, come artista del coro, nella Traviata, e dove il nome di punta era Placido Domingo. «E poi – dice – mi sono esibito anche a Teheran in un teatro di Stato dove da 70 anni non si tenevano concerti. Era un concerto di musica verdiana e il direttore Riccardo Muti».

Cucinotta predilige il repertorio buffo: «E’ quello – spiega – che più si confà alla mia voce. Quindi compositori come Cimarosa, Salieri, Rossini, Paisiello. Sogni nel cassetto? Avvicinarmi alla carriera solista. Intanto, sono nel coro del Massimo di Palermo, la città che mi ha adottato e dove mi trovo benissimo. Ma quando gli impegni lavorativi me lo permettono torno a Montemurlo. Adesso – termina l’artista - ci sono per cause di forza maggiore. E devo ammettere che mi mancava». —

Azelio Biagioni

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