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La rivolta dei nidi: "Bimbi a casa e personale a rischio"

Fabrizia Prota
La manifestazione del personale degli asili nido a Firenze
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La manifestazione del personale degli asili nido a Firenze

Una ventina di dirigenti degli asili pratesi ha manifestato a Firenze insieme ai colleghi contro le ipotesi del governo sulla riapertura

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PRATO. Gli asili nido pratesi sono scesi in piazza per chiedere linee guida certe e sostenibili per la riapertura e aiuti al settore per fronteggiare l’emergenza coronavirus. I nidi d'infanzia, pubblici e privati (paritari e non), sono infatti tra le attività a cui il governo non ha ancora permesso di ripartire dopo il lockdown per il contenimento del Covid-19 e per il momento non ci sono neppure indicazioni sul quando e sul come queste strutture potranno tornare ad accogliere i bambini da zero a 3 anni.

È per questo che nel pomeriggio di giovedì una ventina di dirigenti ed educatrici degli asili nido convenzionati pratesi hanno partecipato alla manifestazione organizzata in piazza del Duomo a Firenze – svolta in contemporanea con quelle di diverse città italiane (come Roma, Milano, Venezia, Torino e Palermo) – dalla Fan (Federazione Asili Nido) di Firenze, dal comitato "Educhiamo" della Toscana e dalla Federazione Toscana 06 (realtà nata in seguito all’emergenza sanitaria): le educatrici toscane hanno sistemato in piazza le sedioline dei “loro bimbi” allestendo un asilo simbolico.

«Tutte le strutture al momento sono chiuse: non c’è una linea guida e non c’è nemmeno una prospettiva di riapertura – spiega Veronica Scopelliti, dirigente e coordinatrice dell’asilo nido di viale Galilei a Prato La Gang del Bosco – Il rischio è che alcune realtà, soprattutto quelle più piccole, siano costrette a chiudere in maniera definitiva». Tra le questioni che preoccupano di più c’è quella del rapporto numerico che dovrà essere tenuto, alla riapertura, tra educatori e bambini: 1 ogni 3 si ipotizza, mentre la legge regionale in tempi “pre-Covid” prescriveva un educatore ogni 6 bimbi piccoli, uno ogni 7 bambini di età media e uno ogni 6 per i più grandi. «Un educatore ogni 3 bambini è una soluzione improponibile – afferma la dirigente – e creerebbe difficoltà enormi. Anche perché il costo maggiore delle strutture educative è il personale».

Critico anche l'argomento spazi, sui quali non si sa ancora nulla di preciso se non che un maggiore distanziamento vorrà dire per molti asili la possibilità di accogliere meno bimbi. È per questo che i nidi toscani, a fronte di un aumento dei costi della loro attività e una probabile diminuzione delle entrate, chiedono allo Stato aiuti economici, che siano erogati direttamente alle strutture: «Se non arrivano non ce la faremo» spiega Scopelliti. Altra nota dolente è quella della cassa integrazione in deroga per gli operatori, per ora confermata solo fino ai primi di giugno.

«Chiediamo che venga prorogata fino alla riapertura, a settembre o quando sarà» spiega la dirigente del nido pratese, dove al momento sono 15 i dipendenti in cassa integrazione. Una situazione comune ai 38 asili nido privati (35 convenzionati e 3 privati “puri”) della città, che accolgono circa 1.160 bambini. «Se noi chiudiamo questi bambini rischiano di rimanere a casa» avverte Scopelliti. Cosa che, dato che i bisogni delle famiglie non cambiano, apre le porte allo spettro del lavoro nero

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