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L'architetto: "Strade pedonalizzate per i tavolini? Sarebbe il colpo di grazia per il centro"

L'architetto Roberto Vezzosi
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L'architetto Roberto Vezzosi

L'ex presidente dell'ordine Roberto Vezzosi boccia il progetto della giunta: "Un'idea di rilancio mono-funzione che renderebbe i residenti ancora più prigionieri che nel lockdown per il Covid-19"

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PRATO. “La pedonalizzazione che il Comune intende attuare per lasciare spazio ai tavolini della movida potrebbe essere il colpo di grazia alla speranza di ripresa del centro storico". È categorico l’architetto  Roberto Vezzosi, ex presidente dell’ordine pratese nonché estensore di importanti piani regolatori di città toscane, come Siena e Carrara. In una lettera al Tirreno, da residente del centro storico e da esperto urbanista boccia l'idea della "mono-funzione" commerciale che sta dietro al progetto del sindaco e della giunta, seppure in un contesto di rilancio dalla crisi economica spaventosa del dopo-lockdown imposto dall'epidemia di Covid-19.

"Abito da tanti anni in centro storico e osservo da tempo l’assenza di politiche urbane capaci di contrastare un declino che non mi rassegno a considerare inesorabile - scrive Vezzosi - Le difficoltà del settore della somministrazione sono evidenti e comprensibili le ragioni che suggeriscono misure di sostegno, ma quella della Giunta è una scelta che va verso la mono-funzione e asseconda un orientamento del mercato che riduce i rischi a breve termine per gli affittuari di quei pochi fondi utilizzati e degli operatori del settore, ma che li aumenta enormemente per la collettività".

RESIDENTI PRIGIONIERI

"I residenti, dopo la forzata segregazione per il lock down saranno ancora “prigionieri”, non potendo raggiungere le case in auto per qualsiasi esigenza si possa manifestare o andare a trovare gli amici e i “congiunti” fuori dal centro dalle 18 alle 24, una sciocchezza pura considerando che già pagano per il permesso all’area pedonale, che aggiunge altro danno alla beffa. Il danno maggiore è però quello fatto alla qualità dell’abitare. Non vedremo più genitori scaricare passeggini e cesti per neonati o borse della spesa o altri far scendere dalle auto sotto casa anziani con difficoltà motorie o adulti infortunati per poi ripartire per le poche aree di parcheggio riservate. Non metto in discussione la necessità anche di allargare le zone pedonali per aumentare la qualità dell’ambiente urbano e promuovere politiche di valorizzazione, cosa che sarebbe buona e giusta, ma il fatto di limitare lo spazio pubblico confinandolo come residuale, allargando smisuratamente l’utilizzo riservato a specifiche attività private, trascurando tutte le altre".

UNA VISIONE A CORTO RAGGIO

"La scelta - chiede l'architetto pratese - è associata a politiche di rilancio degli investimenti che creino condizioni sociali e lavorative di prospettiva? No la visione mi sembra a cortissimo raggio e in senso contrario a quanto la situazione richiederebbe, ovvero riportare al centro delle questioni pubbliche nuovi modi di abitare e produrre. Altro che città smart, invece di riorganizzarla anche per nuove attività e nuovi modi di consumare si rischia di accentuarne il processo di svuotamento, di abbandono e di incuria. Il termine più usato per descrivere questo fenomeno è shrinkage, restringimento delle attività, degli investimenti, dei valori. Il centro città non è il solo ad aver visto diminuire i valori degli immobili in questi anni, ma i dati percentuali e i livelli di abbandono sono preoccupanti più che altrove, con ampi settori già segnati da sottoutilizzo e marginalizzazione e soprattutto da “svalorizzazione”. Rendere più difficile l’accesso a chi vive e lavora stabilmente nel centro storico allontanerà le funzioni fondamentali per mantenerlo vitale, prima di tutto gli abitanti".

STRADE OCCUPATE DAI TAVOLINI: E GLI ALTRI?

"Avere le strade occupate da tavolini sarà anche bello, ma va considerato che chi lavora nelle professioni e servizi, nell’artigianato e nello stesso commercio può ricevere persone e cose fino alla sera o rientrare a casa ben dopo le 18 - prosegue Vezzosi - Anche in centro speriamo si possano crescere serenamente bambini, incontrare anziani e coltivare ambizioni di crescita culturale e sociale, oltre che economica e quello deciso in questi giorni contrasta con tutte queste opportunità. Se intendono i parcheggi come politiche compensative stiamo freschi. Il giovedì del cittadino è un’alternativa valida all’e-commerce e all’innovazione tecnologica che fanno soffrire i nostri negozi? Prolungano i tempi di lavoro e non aumentano il volume di affari, a parte per chi offre da mangiare e da bere. I mercati in piazza Duomo qualificano l’ambiente urbano? Stessa cosa. Sono gli eventi culturali e le pratiche sociali durevoli che mantengono la centralità del patrimonio storico, non le forzature a questa delicatissima parte di città". 

IL PATRIMONIO STORICO VA ABITATO DA TUTTI I GRUPPI SOCIALI

"Non faccio un ragionamento elitario, il contrario. Alessandro Coppola ha scritto in questi giorni che il patrimonio storico è una cosa viva, è per tutti e va abitato da tutti i gruppi sociali. Niente insomma è più “plurale” del centro storico e non può essere organizzato solo per l’intrattenimento e il tempo libero. Nel mio lavoro di urbanista ho incontrato un immobiliarista che mi ha raccontato un aneddoto esemplare. Vedendo il successo dell’Outlet di Barberino, un titolare di un’agenzia di rappresentanza gli chiese di poter affittare alcuni locali sopra i negozi, certo che per la sua impresa la posizione avrebbe potuto rivelarsi un vantaggio competitivo e lui dovette spiegargli che sopra i negozi c’era solo un fondale, una scenografia utile a completare il contesto “finto antico”. Ecco, i piani superiori del centro storico rischiano di diventare un fondale, una rappresentazione vuota della città storica".

CASE INACCESSIBILI E CALICI DI VINO (O BIRRA)

"Questa crisi Covid-19 ha evidenziano una volta di più che la città storica non può essere solo dell’intrattenimento turistico e aggiungo, nemmeno fatta oggetto di pura conservazione. Aver trascurato il tema dell’abitare ha aperto delle falle enormi nella capacità di rinnovarsi del nostro patrimonio storico. Non si può ignorare la necessità di efficientamento energetico degli edifici, di consolidamento o di sostituzione parziale, ad esempio mitigando e conquistando adattabilità ai cambiamenti. L’operazione del parco al posto dell’ospedale è in questa giusta direzione e va verso il miglioramento dell’abitabilità, ad esempio. La crisi e talvolta il dramma che vivono le città storiche è anche l’esito dell’assenza di una cultura pienamente urbana del patrimonio storico, che imponesse su tutti gli altri il tema dell’abitare".

"Per questo tema - conclude la lettera di Vezzosi - devono essere messe in campo politiche e progetti che siano in grado di intercettare domande e offerte plurali e nella città storica queste opzioni poi devono trovare un equilibrio ancora più complesso, senza indebite omologazioni. Qui ci sono spazi che possono sostenere tavoli e distanziamento senza ostacolare l’accessibilità generale e altri spazi che invece non possono essere forzati ad essere usati come non si deve. Se non vogliamo aggravare i fenomeni di shrinkage sarà bene mettere in atto politiche di vera valorizzazione, culturale, sociale, occupazionale e quindi economica, altro che case inaccessibili e calici di vino (o birra che sia)".


 

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