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la storia 

Cacciata dal consiglio comunale per colpa dei debiti

Paolo Nencioni
L'ingresso del tribunale di Prato
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L'ingresso del tribunale di Prato

Il Tribunale ha dato ragione al Comune di Vernio che aveva disposto la decadenza di Francesca Cavicchi dalla carica

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VERNIO. Aveva un debito di 20.000 euro nei confronti del Comune dove era stata rieletta come consigliera comunale e per questo era stata estromessa dall’assemblea cittadina per incompatibilità. Ora il Tribunale di Prato ha respinto il ricorso di Francesca Cavicchi, già consigliera comunale eletta nella lista civica di centrodestra “Siamo Vernio” e ha dato ragione al sindaco Giovanni Morganti, che insieme alla giunta di centrosinistra e al consiglio comunale aveva deciso di cacciare la consigliera. Lo ha reso noto ieri lo stesso Comune di Vernio dopo aver appreso l’esito della sentenza pronunciata dal Tribunale civile.

«Il Consiglio comunale aveva deliberato sulla base di quanto previsto dal Testo unico degli Enti locali per gli eletti che siano debitori per imposte tasse e tributi nei confronti dell’ente medesimo - spiega la nota del Comune - La consigliera aveva chiesto la sospensione in via cautelare della delibera e la permanenza in carica. Il Tribunale con un’ordinanza ha respinto il ricorso e condannato la ricorrente a pagare le spese processuali».

«Quella del consiglio è stata una scelta sofferta - commenta il sindaco Morganti - ben ponderata e assunta con grande senso di responsabilità, presa a larga maggioranza e con un solo consigliere astenuto. La decisione come ha riconosciuto il giudice era fondata su una norma che ha l’obiettivo di salvaguardare l’ente e la sua imparzialità».

Nel suo ricorso Francesca Cavicchi ha sostenuto che il debito di 20.000 euro sulla tassa dei rifiuti era riferibile alla società Chalet sas di Cavicchi F. e C. (di cui è socia), che è lo Chalet da Peppolo a Montepiano. E dunque che il debito della società non potesse avere conseguenze sulla sua persona fisica. Inoltre la ricorrente aveva fatto notare che «nella precedente amministrazione non sono mai stati sollevati dubbi sulla compatibilità della stessa (cioè di Francesca Cipriani, ndr) alla carica di consigliere comunale, ancorché la posizione debitoria in questione fosse già esistente». Il Comune ha ribattuto che la ormai ex consigliera ha tuttora un ingente debito nei confronti dell’amministrazione e non lo aveva indicato nella propria dichiarazione di candidabilità. E dunque secondo il Comune si trovava in una situazione di conflitto di interessi, in quanto socia accomandataria della società Chalet.

Il Tribunale si è limitato a ricordare la legge, e cioè che «non può ricoprire la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, consigliere metropolitano, provinciale o circoscrizionale colui che, avendo un debito liquido ed esigibile, rispettivamente, verso il Comune o la Provincia ovvero verso istituto od azienda da essi dipendenti è stato legalmente messo in mora» o ha ricevuto un avviso di pagamento. Francesca Cavicchi è stata condannata anche a pagare spese processuali per 3.983 euro.

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di Redazione web