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LA RENDITA, IMMUNE ANCHE AL CORONAVIRUS
Privatizzare gli utili e socializzare le perdite è sempre stato il sogno di alcuni imprenditori, non solo dei giganti che investono nel carrozzone di Alitalia ma anche di altri, più piccoli. È una cosa che fa comodo a chi ne beneficia ma non è detto che sia una buona idea per tutti gli altri.
Lo schema si ripete anche in questi giorni di fronte al disastro economico provocato dall’epidemia di Covid-19. E così nei giorni scorsi una cinquantina di negozianti del centro storico hanno scritto al sindaco di Prato chiedendo che il Comune paghi una parte dell’affitto, spesso esoso, dei fondi commerciali. L’alternativa, dicono, è la chiusura.
Non risulta che il Comune abbia dato una risposta o che abbia preso in considerazione la proposta, anche perché servirebbero fondi esorbitanti che in questo momento non ci sono, ma non è questo il punto.
Prima di bussare a denari alle casse pubbliche, ci si sarebbe aspettati che una simile richiesta, non in termini di contributo ma di sconto o sospensione dell’affitto, fosse stata rivolta a i proprietari dei fondi commerciali. Sulle cronache non ce n’è traccia. Comprensibilmente, perché si tratta di rapporti tra privati che restano confinati nel retrobottega o negli studi dei commercialisti.
Informalmente alcuni negozianti hanno fatto sapere al Comune di averci provato, con scarsi risultati. E il Comune, se anche volesse fare da mediatore tra rendita e impresa, avrebbe le armi spuntate. I proprietari dei fondi commerciali sono un soggetto impalpabile e sfuggente, molti di loro nemmeno abitano in città ma vivono a Firenze o a Milano. Alcuni sembrano disposti a tenere vuoto il fondo anche per un anno pur di non abbassare le pretese. Perché questa è la prospettiva concreta dei prossimi mesi. Alcuni negozi potrebbero non riaprire e potrebbe accadere quello che è già successo anni fa in via Guasti, a due passi dalla statua del Datini, desertificata dalla chiusura in serie delle attività commerciali. Per il centro storico di Prato sarebbe una sciagura.
E così si torna a guardare a Roma, alle casse pubbliche o ai mitici Dpcm di Conte. In aprile si parlava di una possibile moratoria sugli affitti dei fondi commerciali, ma ancora non c’è niente di sicuro o di probabile. Nel frattempo il Comune sta pensando a sconti sulla Tari e a incentivi sull’Imu, dribblando una serie di ostacoli burocratici. In particolare sull’Imu l’idea sarebbe di fare uno sconto ai proprietari dei fondi, a condizione che gli stessi proprietari applicassero lo stesso sconto sugli affitti. Potrebbe funzionare, ma sarebbe sempre una toppa pubblica su una falla privata, che non andrebbe a intaccare gli interessi di uno dei veri poteri forti rimasti in Italia, immune a tutto, anche al coronavirus.
In questi giorni ci riempiamo la bocca sulla necessità di uno sforzo collettivo, di venirsi incontro perché siamo tutti sulla stessa barca e vogliamo che non affondi. Ecco, servirebbe un colpo di remo anche da parte di chi sta a casa e si limita a incassare l’affitto. —
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