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Prato

Parrucchieri ed estetiste sul piede di guerra «Fateci lavorare»

Parrucchieri ed estetiste sul piede di guerra «Fateci lavorare»

Coro di critiche dagli artigiani: se le attività restano chiuse si rischia di favorire l’abusivismo e diffondere il contagio

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Parrucchieri ed estetiste sul piede di guerra dopo il decreto del governo che fissa al 1° giugno la riapertura delle attività del settore. «E la disperazione – sostiene la Cna Toscana Centro – rischia di trasformarsi in rivolta».

Come sottolineano Alessandro Lapucci, portavoce degli acconciatori, e Catia Rigotti, portavoce delle estetiste «Lo slittamento ulteriore delle nostre attività è incomprensibile e ingiusto, e suona come una sentenza capitale per oltre 1.600 imprese del territorio di Prato e Pistoia, che danno lavoro a una media di 2.500 addetti. Il comparto, a tutela di clienti e dipendenti, può già offrire tutte le garanzie necessarie a riaprire saloni di acconciatura e centri estetici nella massima sicurezza, è da sempre rispettoso delle più rigorose norme e procedure igienico-sanitarie tant’è che quasi tutti lavorano ormai su appuntamento e da anni si lavora con attrezzature monouso. Sul piano finanziario tra l’altro, le imprese sono ormai allo stremo delle forze tra affitti da pagare, forniture, dipendenti in cassa integrazione, e le loro condizioni economiche sono così gravi da destare preoccupazione anche sul fronte della tenuta sociale di una chiusura di 3 mesi, senza contare le ripercussioni sugli aspetti psicologici di una clientela abituata a prendersi cura di sé e del proprio aspetto e che oggi vive una situazione di pesante disagio».

«Questo decreto non ci piace assolutamente. Siamo di fronte da una Fase 2 che di fatto è una Fase 1 Bis». Queste le parole di rammarico del presidente Confesercenti Prato Mauro Lassi che continua: «Manca totalmente di coraggio e ci sono errori su errori. Tutti sulla pelle degli imprenditori che, specie in settori come ristorazione, pubblici esercizi, cura alla persona e ambulanti, sono ben oltre il baratro». Lassi sottolinea: «Vogliamo riaprire, il tempo delle parole è finito! Adesso basta con annunci e promesse non mantenute».

Ecco le richieste di Confesercenti al governo: apertura immediata per tutte le categorie del commercio (come abbigliamento, accessori, calzature ecc) che possono rispettare le attuali normative di sicurezza, distanza, dispositivi di sicurezza e procedure per la messa a norma dei locali, come già accade per tutte quelle tipologie già oggi autorizzate a operare, quali alimentari, ottici, elettronica, cartolerie abbigliamento per bambini fiorai ed altro ancora; attivare immediatamente protocolli comportamentale e procedurali per quelle tipologie di attività che per loro natura necessitano di adempimenti specifici quali ristorazione, mercati, fiere, parrucchieri ed estetiste, il tutto teso ad un’apertura da realizzarsi da oggi a pochi giorni; sostegno diretto con interventi a fondo perduto da parte dello Stato e della Regione per sostenere le imprese e il reddito di tutti quei settori che non possono o non potranno ripartire subito.

«Siamo davvero molto arrabbiati – spiega la presidente della Federazione Benessere di Confartigianato Imprese Prato, Barbara Catani – Anche perché come Confartigianato nazionale avevamo lavorato a un protocollo da adottare nelle nostre imprese che avrebbe sicuramente garantito la massima sicurezza. Questo ulteriore stop apre invece le porte a un abusivismo già dilagante in questo periodo che oltre a danneggiare in modo forte le nostre imprese comporta un rischio-contagio assolutamente incontrollato».

«La nostra reazione come associazione è stata immediata – continua Catani – Ci siamo già attivati a tutti i livelli, dal locale al nazionale, per far giungere la nostra voce forte e chiara ma soprattutto unita – acconciatori ed estetiste senza nessuna distinzione politica – per far capire ai decisori che questa decisione, oltre che iniqua, è controproducente proprio nell’obiettivo della sicurezza sanitaria».

Confartigianato nazionale ha calcolato che l’effetto combinato di mancati ricavi a causa della chiusura e della concorrenza sleale degli abusivi nei mesi di marzo, aprile e maggio causerà alle imprese di acconciatura e di estetica una perdita economica di 1.078 milioni di euro, pari al 18,1% del fatturato annuo. Sarà molto difficile evitare ripercussioni sull’occupazione: i mancati ricavi mettono a rischio il lavoro di 49mila addetti del settore. Nella provincia di Prato le imprese del settore sono circa 700 (470 circa di acconciatura) che danno lavoro a 4. 500 addetti. «A questo punto oltre alle nostre imprese sono a rischio i nostri lavoratori – dice Catani – Noi abbiamo già da ieri sera messo in moto una macchina che vuole portare la voce di tutti gli operatori, senza distinzione, all’attenzione delle autorità per fargli capire che oltre al rischio economico di un intero settore si spalanca veramente la porta a un rischio contagio incontrollato». —

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