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La Rsa che funziona «Abbiamo sbattuto le porte in faccia al coronavirus»

La Rsa che funziona «Abbiamo sbattuto le porte in faccia al coronavirus»

Parlano i responsabili della casa di riposo di Narnali «Ecco come abbiamo protetto i nostri novanta anziani»

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In un panorama nazionale, e anche locale purtroppo, nel quale le case di riposo si sono trasformate in lazzaretti per tanti loro ospiti, ci sono positive eccezioni. Rsa dove il coronavirus non è mai entrato e si spera non entri ma. Una di queste è Casa di Marta, la casa di riposo gestita dal Consorzio Astir in via Pistoiese a Narnali.

I novanta residenti a Casa di Marta, fa sapere il consorzio, sottoposti nei giorni scorsi al test sierologico per il Covid-19, sono risultati tutti negativi. A metterli in salvo dal virus impietoso e aggressivo è stato un patto di ferro tra direzione, operatori e famiglie fondato sulla scelta di adottare, già dal 24 febbraio, rigide misure di prevenzione per sbattere le porte in faccia al contagio.

I nonni della residenza convenzionata con l’Asl Toscana Centro hanno un’età compresa tra i 60 e i 100 anni. Anche se da settimane non vedono i familiari sono sereni e coccolati dai circa cento operatori impegnati nella struttura. «Sono rimasti in contatto con figli e nipoti grazie alle videochiamate effettuate regolarmente dagli operatori, è stata una grande novità per loro. In questo periodo difficile le famiglie ci hanno in sostanza affidato i loro cari; è stata una grande prova di fiducia nei nostri confronti e ci ha ripagato degli sforzi fatti», spiega Veronica Cornaggia, direttrice di Casa di Marta e regista – con il direttore sanitario della struttura, il dottor Andrea Piccini – dell’operazione messa sicurezza dei nonni che ha visto il coinvolgimento anche del Comitato dei familiari di cui è presidente Silvia Mancini.

«Siamo orgogliosi di come Casa di Marta ha affrontato l’emergenza e diciamo davvero grazie a tutti – mette in evidenza Silvia Mancini – all’inizio le famiglie erano preoccupate ma abbiamo tutti capito che le iniziative prese erano necessarie. I risultati ci hanno dato ragione». Ha funzionato sicuramente la strategia di mettere in campo immediatamente regole certe e la scelta condivisa da staff e famiglie. «Questa situazione è sicuramente il risultato di una serie di misure messe in atto già dalla fine del mese di febbraio, ancor prima dei decreti che hanno poi limitato gli accessi nelle strutture e indicato le prescrizioni da attuare – spiega Veronica Cornaggia – Tutti gli operatori, dagli infermieri agli animatori, dai fisioterapisti a chi si occupa di cucina e pulizie, ma anche i familiari si sono attenuti sempre e scrupolosamente a tutte le indicazioni ricevute, permettendoci di ottenere il risultato di cui ad oggi possiamo essere soddisfatti».

Il 24 febbraio scatta il blocco dell’accesso a chi ha sintomi influenzali anche se lievi e l’obbligo di sanificazione delle mani in ingresso con la procedura dell’Istituto superiore di sanità. Anche gli operatori sono rigidamente monitorati e devono comunicare immediatamente eventuali sintomi. In questi casi restano a casa dal lavoro. Vengono anche invitati a comunicare contatti con i territori zona rossa. È del 4 marzo la seconda circolare che, per proteggere gli ospiti, chiude le porte della struttura a tutti: parenti, manutentori se non per emergenze, fornitori limitati ad accessi separati, volontari. Viene limitato anche l’accesso dei medici curanti alle situazioni di emergenza, mentre il dottor Piccini segue i rapporti con il presidio ospedaliero in caso di ricoveri. Nei giorni di maggiore picco di contagi, intanto, la situazione viene monitorata di ora in ora. Per gli operatori viene fissata una procedura rigorosa di sanificazione e l’uso dei dispositivi di protezione, viene potenziato il servizio di pulizie seguendo le indicazioni di OMS e ISS. «A Casa di Marta non sono mai mancati di dispositivi necessari come mascherine, guanti, camici, occhiali e visiere, grazie ad un rifornimento notevole fatto all’inizio dell’emergenza e poi ai successivi approvvigionamenti – spiega Cornaggia – Abbiamo già da diverse settimane consegne regolari di mascherine da parte della Asl tramite la Protezione civile». —

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di Redazione web