Gioco
Tessile, via libera alla ripartenza a metà Rossi ordina la riapertura delle fabbriche
Consentite attività di manutenzione e conservazione, come nelle concerie, ma ancora manca una data certa per il resto
prato
I telai non torneranno a battere ma le pezze potranno salvarsi. Pezze in magazzino da un mese, quelle che magari erano state tinte ma non rifinite. Pezze lavorate a metà che rischiavano di deteriorarsi o addirittura marcire. A scendere al capezzale del tessile pratese in una giornata storica come il 25 aprile è il governatore Enrico Rossi che, con un’ordinanza simile a quella firmata venerdì per il distretto di Santa Croce, ha dato l’ok solo per “le attività di manutenzione e conservazione” nei distretti tessili (quindi Prato).
Dunque una ripartenza a metà per il distretto nelle pieghe comunque dell’articolo 2 del Dpcm del 10 aprile che, al comma 12, consente lo svolgimento di “attività manutentive e conservative” nei siti produttivi fermi. Non vi sarebbe dunque nessuna forzatura nel dare ai pratesi il permesso di ripartire con l’unico scopo di mettere in sicurezza tessuti di origine animale e vegetale facilmente deperibili. Di fatto è una ripartenza a metà che restituisce operatività alla filiera completando la lavorazione di lana cashmere, cotone e viscosa. Alla fine di una settimana convulsa sul lato economico per la città, s’intravede dunque una luce in fondo al tunnel a un mese dalla serrata delle fabbriche.
Il risultato. Dunque parità di trattamento fra il distretto tessile e quello conciario, aspettando che dalla capitale arrivi il via libera definitivo alla ripresa vera e propria delle attività produttive. Non è stato un caso che il governatore Rossi abbia scelto Figline per le celebrazioni del 25 Aprile. Era già stato fissato un incontro in Comune a cui hanno preso parte lo stesso presidente della Regione, il sindaco Matteo Biffoni, il vice presidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini, il responsabile della sezione moda Andrea Cavicchi e il direttore Marcello Gozzi. I colloqui sono andati avanti fino all’ora di pranzo, per limare l’ordinanza che Rossi avrebbe firmato nel giro di poche ore. «Rossi ha fatto il massimo che era possibile fare senza l’autorizzazione del governo – ricorda Biffoni – In questo senso è stato utile anche il protocollo firmato da sindacati e industriali, ma certo Rossi ha dato una bella accelerazione. Detta in altre parole, finora non si sapeva nemmeno quando si sarebbe scesi in campo; ora almeno ci dicono di toglierci la tuta e di scaldarci». Dal canto suo, Cavicchi mette in guardia i colleghi imprenditori da un “bomba libera tutti”.
Cosa si può fare. Prima di spegnere le macchine, gli imprenditori avevano avuto tre giorni di tempo per mettere in sicurezza gli impianti. Per questo la serrata delle attività produttive era slittata dal 22 al 25 marzo. Ma non per tutti i lanifici sono bastati quei tre giorni per completare le lavorazioni. «Si dovrà comunque richiedere alla Prefettura la comunicazione per riprendere le attività – ricorda Cavicchi – Bene che la Regione compia questo atto, che la stessa Confindustria Toscana Nord ha richiesto sottolineando appunto la problematica del deterioramento dei materiali». Obiettivo centrato perché da domani le aziende tessili hanno il permesso di finire i passaggi delle lavorazioni senza mettere merci in consegna. «Sulla base di questa ordinanza – spiega Cavicchi – lunedì sarà convocato un tavolo di crisi per spiegare ai nostri associati come devono muoversi». Prato come Santa Croce, dunque: la decisione di concedere al distretto della concia dei permessi particolari aveva fatto storcere la bocca ai pratesi, già scottati dalla differenza di trattamento con il distretto di Biella prima autorizzato a ripartire e poi fermato nell’arco di dodici ore. «Un atto positivo che ci aiuterà senz’altro a prepararci al vero rientro in azienda», commenta il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini. Un rientro che ancora però non c’è perché solo un provvedimento nazionale può deciderlo.
Occhi su Roma. Telefonate e indiscrezioni si rincorrono nelle ultime ore dalla capitale. Alcune voci trapelano da palazzo Chigi. Si sa, ad esempio, che se fosse stato per Colao e Patuanelli, il manifatturiero avrebbe avuto semaforo verde per il 27 aprile. Il ministro e il supermanager per la task force non avrebbero problemi ad anticipare, fatti salvi i protocolli di sicurezza condivisi con le parti sociali. Prato ce l’ha: il patto d’intesa per il contrasto del contagio è stato firmato giovedì. Il cerino resta in mano al premier Conte, consigliato dall’uomo di fiducia Rocco Casalino. Si parlerebbe di dare il via libera solo alle grandi aziende che hanno grandi numeri occupazionali: una strada che escluderebbe il nostro distretto. Ogni giorno che passa fa la differenza. Perché riaprire i cancelli il 27 aprile o il 4 maggio, per i lanifici, significa avere l’ultima chance di non perdere i clienti che scalpitano per avere pronte le collezioni invernali prima dell’estate. —
maria lardara
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