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Prato

la polemica

Tessile da riaprire, Marini replica a Botto Poala: "Caro Ercole, da soli non ci si salva"

Francesco Marini
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Francesco Marini

Dopo le "bacchettate" dell'industriale biellese ai coleghi pratesi sul tema della ripartenza delle aziende tessili, interviene il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord: "Le fughe in avanti non servono a nessuno"

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PRATO. Non sono passate inosservate tra gli industriali pratesi le bacchettate rivolte da Ercole Botto Poala, titolare del lanificio Reda 1865 di Biella. Il contesto è quello della polemica sulla riapertura delle aziende tessili a Biella prima che a Prato, poi di fatto non avvenuta per l'intervento del governo. La risposta a Poala, che chiede tuttavia collaborazione e non divisioni che non fanno bene a nessuno, arriva da Francesco Marini, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord. Ecco la lettera aperta di Marini al collega biellese.

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"Caro Ercole, quello che è accaduto in questi ultimi tempi è una pagina dolorosa di storia del tessile italiano _ scrive Marini -  Prato, Biella, Como, tutto il tessile nazionale è fermo dal 23 marzo, accomunato da una decisione del Governo che continuiamo a contestare perché inutilmente autolesionista, pur nel contesto di allarme per la pandemia ancora in corso". 

"Nella grande preoccupazione che stiamo vivendo è accaduto di tutto: richieste formali e documentate delle nostre associazioni che volevano la riapertura; una ridda di presunte date di ripresa dell'attività rivelatesi infondate - prosegue l'industriale pratese - ; proteste fuori da ogni ufficialità; la lettera della vostra associazione che, di certo in perfetta buona fede, sembrava autorizzare le aziende a forzare la chiusura. Quando mercoledì sera abbiamo visto la lettera siamo rimasti molto perplessi ma poi non ci è sfuggita l'opportunità che poteva aprirsi anche per noi: se quanto vi veniva prospettato era fattibile, perché non farlo anche a Prato? Poi la doccia fredda: chiedendo alla prefetta di Prato di replicare anche da noi quanto stava accadendo a Biella ne è apparsa chiara l'impercorribilità. Avremmo voluto aprire anche noi: invece hanno chiuso anche voi, provocando un male comune che non porta alcun gaudio".

"E' vero, condivido: mai ragionare in un'ottica troppo localistica; mai cercare di violare le regole con azioni non verificate, sia che nascano da spontaneismo sia, forse ancor di più, che si vestano di ufficialità; mai forzare la mano e pensare di salvarsi da soli, fuori da ogni dialogo. Credo che questa drammatica esperienza possa indicarci un percorso. Abbiamo sbattuto la faccia, Biella non meno di Prato, contro un muro. Le fughe in avanti non pagano; bisogna trovare modelli diversi". 

"Il futuro che attende il tessile italiano sarà difficilissimo - conclude Marini - Il dialogo potrebbe certamente aiutare: entrambi i nostri distretti, e anche altre aree tessili italiane, lo praticano da sempre, al proprio interno e fuori. Intensifichiamolo: Prato c'è.Auguri a Biella, a Prato e a tutto il tessile italiano per una ripartenza alla grande".

 

 

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