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Confindustria: "Stoppata la riapertura di Biella, noi offesi dal governo"
Si muove il ministero dopo le polemiche a distanza sulla ripartenza dei concorrenti di Prato. Il prefetto ha convocato una riunione urgente con le categorie economiche
PRATO. Colpo di scena nella polemica a distanza tra gli industriali tessili di Prato e i loro colleghi di Biella. Dopo la diffusione della notizia della parziale riapertura del distretto tessile piemontese, grazie a un accordo con la Prefettura, si è mosso il ministero dell'Interno che, secondo indiscrezioni attendibili, avrebbe intenzione di imporre lo stop alla riapertura delle fabbriche tessili di Biella. Il prefetto della città piemontese, Fabrizia Triolo, ha indetto una riunione urgente con le categorie economiche per importanti comunicazioni.
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I colleghi pratesi ovviamente speravano in un esito diverso, anzi diametralmente opposto, cioè nel via libera anche per le aziende del distretto tessile di Prato, ma evidentemente, se le indiscrezioni verranno confermate, da Roma si è preferito bloccare qualsiasi fuga in avanti, anche perché il premier Giuseppe Conte continua a parlare del 4 maggio per l'inizio della riapertura delle fabbriche, comprese quelle tessili.
Nel pomeriggio una conferma alle indiscrezioni è arrivata da Confindustria Toscana Nord. "E' giunta notizia - si legge in una nota - che la ripresa dell'attività tessile di Biella avrà vita molto breve: l'operazione avviata oggi pare essere infatti priva di ogni supporto istituzionale, tanto che alcune aziende stanno già chiudendo e altre presumibilmente lo faranno a breve".
"Non è una buona notizia - commenta il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini - Se fosse stata riconosciuta la legittimità del via all'attività delle aziende biellesi anche Prato avrebbe potuto fare altrettanto. Un'eventualità, quella della conferma del via libera, che però è apparsa subito difficilmente fondata".
La notizia della ripresa dell'attività a Biella aveva destato scalpore e indignazione perché mentre le aziende tessili biellesi avevano ripreso stamattina a lavorare, alle aziende pratesi è sempre stato detto no, sia a seguito di richieste istituzionali sia di fronte a gesti di disperazione come la pioggia di pec in Prefettura dello scorso lunedì.
"Una disparità - scrive Confindustria - che aveva colpito e che indignava: non c'era motivo per vedere Prato esclusa da un qualsiasi provvedimento a favore del tessile. Il distretto pratese è infatti primo in Italia e in Europa per concentrazione di attività tessili, con quasi 16 mila addetti (il 13,6% del totale nazionale) per 2.220 imprese solo in provincia, e oltre 19.270 addetti per 2.780 imprese nei confini amministrativi del distretto tessile. La provincia di Prato è prima in Italia per export tessile (14% del totale nazionale, che sale al 18% se esteso al distretto). Nell’abbigliamento Prato è prima provincia in Italia (11%) per numero di addetti (19.095), seguita da Napoli e Milano. Tessile e abbigliamento esprimono in provincia il 35% degli occupati totali, l’80% dell’export e il 70% del fatturato dell’industria".
Ancora più dura una seconda nota diffusa da Confindustria Toscana Nord: "E' giovedì 23 aprile. Il Governo continua a dire che le imprese riapriranno il 4 maggio ma che alcune potranno forse ripartire anche lunedì 27 aprile, cioè, al netto del fine settimana, dopodomani. Non si sa quali e a quali condizioni. L'atteggiamento del Governo è offensivo nei confronti di imprese e lavoratori. Evidentemente chi ci governa non comprende cosa significhi portare avanti un'azienda. Confindustria Toscana Nord manifesta la massima indignazione per lo stato di incertezza in cui sono lasciate le imprese e sollecita i parlamentari eletti nell'area Lucca-Pistoia-Prato - anche dei partiti della maggioranza che sostiene il Governo - a dissociarsi formalmente da questa inconcepibile situazione".
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Enrico Rossi. “Da notizie di stampa si apprende che il distretto tessile biellese d’accordo con la Prefettura può riaprire da oggi - scrive Rossi - Come più volte sostenuto, questo dimostra che l’aver attribuito alle Prefetture il potere di determinare chi può stare aperto ha costruito un’Italia fatta non da 20 Regioni ma da 94 Province che hanno comportamenti difformi tra loro. È evidente che questo rischia di genere disorientamento e confusione".
"Prego il governo di intervenire - aggiunge Rossi - di rivedere queste disposizioni e di ridiscutere insieme alle Regioni il tema della programmazione delle aperture. A mio parere il governo deve tener conto delle specificità regionali sia sotto il profilo economico e produttivo che sotto quello dell’impatto del virus che non è uguale in tutto il paese. Intanto, qualcuno ci spieghi perché il tessile di Biella può riavviare le attività mentre quello di Prato no”.
Pronta la replica del deputato Giorgio Silli di Cambiamo: “Quando il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi chiede come mai il distretto tessile di Biella possa riaprire e quello di Prato no, esattamente a chi si rivolge? Perché dovrebbe essere lui a rispondere. I deputati del Pd, partito del Governatore, hanno i numeri per poter incidere nelle scelte del governo: troppo facile ora far finta di essere all’opposizione. A quanto pare le norme sono fatte male e fin troppo interpretabili, tanto da creare differenze di trattamento come queste. Al di là delle polemiche politiche, se il distretto di Prato non riaprirà entro le prossime 48 ore per molte aziende sarà veramente la fine. Fateci riaprire”, conclude Silli.
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