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Biella riapre, Prato no: il paradosso della ripartenza del tessile
Gli industriali piemontesi, dove il virus ha colpito più duramente, hanno trovato un accordo con la Prefettura. Il sindaco Biffoni e il deputato Giacomelli danno l'ultimatum al governo: "Entro oggi regole uguali per tutti"
PRATO. Il paradosso è evidente. A Biella oggi, 23 aprile, possono riaprire le aziende tessili, mentre a Prato ancora si attende un via libera che forse non arriverà prima del 4 maggio. Una situazione che viene vissuta con crescente sconcerto e irritazione dagli imprenditori.
Biella riapre (parzialmente) in virtù di un protocollo d’intesa che è stato firmato una settimana fa tra gli industriali, i sindacati e la Prefettura della città piemontese e che concede una deroga, a determinate condizioni, per la riapertura delle aziende tessili che sono dirette concorrenti di quelle del distretto pratese.
Eppure in Piemonte l’epidemia di coronavirus ha colpito e sta colpendo molto più duramente di quanto ha fatto a Prato. La differenza è che i piemontesi sono stati più uniti e veloci nelle procedure per chiedere la ripartenza delle attività, mentre a Prato si è tentata una forzatura con una valanga di mail inviate lunedì 20 alla Prefettura da centinaia di aziende tessili che annunciavano una riapertura che poi non c’è stata. Il cambio di prefetto in questa fase cruciale non ha certamente aiutato e non si comprende perché l’avvicendamento sia stato deciso dal governo proprio ora. Il protocollo pratese tra imprenditori e sindacati non è ancora pronto e la riapertura non sarà questione di giorni.
A Biella, secondo quanto riportato in una comunicazione dell'Unione industriale biellese inviata ieri sera, 22 aprile, ai propri associati, le aziende tessili in regola con il protocollo di sicurezza firmato lo scorso 14 marzo a Roma, potranno impiegare non più di un terzo delle maestranze.
Appresa la notizia, si muovono anche i politici. "Si registrano alcune ingiustificate e clamorose difformità di posizioni e di decisioni nei confronti delle imprese dello stesso settore produttivo, ad esempio la manifattura tessile, da parte di prefetti di varie zone del Paese". Lo affermano il deputato del Pd Antonello Giacomelli e il sindaco di Prato Matteo Biffoni. "Non dubitiamo che il ministro dello Sviluppo economico e quello degli Interni sapranno immediatamente, entro la stessa giornata di oggi, ristabilire l'uniformità di interpretazione delle norme da parte di chi dovrebbe per funzione assicurare, soprattutto in una fase così difficile, comportamenti coerenti e corretti nei confronti delle comunità di tutti i territori. A maggior ragione evitando di penalizzare quelle realtà dove è molto più basso il livello di contagio".
"Mi sento di stigmatizzare, ed uso un eufemismo, questa decisione - commenta la consigliera regionale del Pd Ilaria Bugetti - che discrimina le Regioni, per altro non premiando quelle che hanno reagito meglio, e crea lavoratori e imprese di seria A e di serie B". Per Bugetti "è inaccettabile e fuori da ogni logica razionale.
Chiedo con forza al governo di non usare due pesi e due misure. Prato e i distretti economici toscani non meritano questo". "Stiamo lavorando ai protocolli di sicurezza da giorni" osserva ancora, "e abbiamo tutte le carte in regola per poter ripartire. Non si capisce quindi perché le norme vengano interpretate e applicate in maniera differenziata a fronte delle stesse richieste ed esigenze. I lavoratori e le imprese sono tutti uguali. Invece con questo provvedimento si fanno delle discriminazioni. Cosa che il governo ha sempre professato di non fare. Mi auguro quindi e chiedo al governo con fermezza che consenta alle aziende pronte di ripartire questo lunedì, 27 aprile".
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