Gioco
Distretto tessile deluso da Conte «Siamo in crisi, fateci riaprire»
Il sindaco: «Si perdono 615 milioni per ogni mese di stop» Bandiere a mezz’asta davanti alla sede di Confindustria
prato
Politici, imprenditori, commercianti. Tutti in coro, chi più chi meno, chiedono la riapertura delle attività dopo lo stop deciso dal governo fino al 3 maggio.
Il sindaco Matteo Biffoni ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e, dopo aver illustrato lo stato del distretto tessile e la percentuale di attività chiuse, ha fatto due conti. «I mesi da marzo a giugno – scrive – costituiscono il cuore dell’attività del tessile pratese. Ogni mese di chiusura/inattività in questo periodo significa (per un settore che ha un fatturato annuale finale – cioè nei confronti di clienti esterni al distretto – di oltre 2,7 miliardi di euro) una perdita di ricavi stimabile in 350 milioni di euro e in 250 milioni di euro per l’abbigliamento (2 miliardi/anno il giro di affari finale stimato) ai quali vanno aggiunti anche 15 milioni del settore meccanotessile, per un totale di 615 milioni di euro».
«Mi permetto pertanto di sottoporre alla attenzione del Governo e conseguentemente della task force a ciò dedicata, con cui chiedo di poter interloquire, la valutazione di una graduale autorizzazione, sulla base di un rigoroso, convincente e condiviso protocollo di sicurezza, intanto a una riapertura limitata, straordinaria e provvisoria dedicata in un primo momento a terminare le lavorazioni degli ordini commissionati ed in produzione per attutire i danni derivanti da inadempimento e contenere il danno al sistema produttivo e le conseguenti ricadute sociali, per poi valutare successivamente la completa estensione nei modi nei tempi che saranno condivisi».
Bandiere a mezz’asta davanti alle sedi di Confindustria Toscana Nord. Delusione, incredulità, preoccupazione crescente: queste le reazioni dominanti fra i soci di Confindustria Toscana Nord, in particolare fra quelli impegnati in settori che, chiusi ormai da tre settimane, lo saranno ancora fino al 4 maggio. Questo se non interverranno fatti nuovi che il presidente Conte non ha escluso: una minima breccia su cui Confindustria fa affidamento per poter anticipare «una riapertura che a questo punto è molto più che urgente».
Anche il deputato pratese di “Cambiamo” Giorgio Silli ha scritto a Roma, rivolgendosi a Vittorio Colao, appena nominato alla guida della task force governativa per la ricostruzione, chiedendo di nuovo la riapertura delle fabbriche del distretto tessile dopo aver ricordato di essere stato tra i primi a lanciare l’allarme sulle conseguenze economiche dell’epidemia già in un’interrogazione del 18 gennaio.
«La nostra area - scrive Silli - è fra le meno colpite dal virus ma è fra le più fragili economicamente in questa guerra contro i tempi dettati dell’infezione. Settori già compromessi con utili aziendali compressi o inesistenti, caratterizzati da forte stagionalità e deperibilità delle merci non possono resistere oltre»
E ancora: «Il distretto è pronto a riaprire, le categorie economiche hanno già stilato dei documenti per la riapertura graduale e sicura, alcuni di essi già depositati presso gli uffici della regione. Le tipologie di lavorazione non hanno promiscuità eccessiva e la distanza di sicurezza può essere rispettata tranquillamente. Siamo un distretto, fra l’altro, che ricicla rifiuti tessili, dagli stracci facciamo tessuti nuovi. Se il chi ha codice ateco 38. 11 (raccolta e riciclo rifiuti non pericolosi) può restare aperto, nel nostro caso per portare a termine il riciclo abbiamo necessità di aprire anche il resto della filiera in modo da poter riuscire agilmente a riciclare la materia prima-seconda raccolta».
«Fin da subito abbiamo cercato un gioco di squadra fra maggioranza e opposizione, ho partecipato al vertice ristretto con il presidente Conte ed ebbi modo di sottolineare anche queste peculiarità del distretto tessile. La prego di occuparsi quanto prima della riapertura del distretto produttivo di Prato. Non sarebbe un occhio di riguardo politico verso chicchessia se non verso i lavoratori e gli imprenditori che hanno fatto grande questa città, questo paese e che adesso rischiano realmente, per la prima volta nella storia, di non riaprire». —
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