Toscana
Tremila richieste di cassa integrazione: anche avvocati e notai schiacciati dal virus
Prato, studi professionali al palo, compresi quelli dei consulenti del lavoro che gestiscono gli ammortizzatori per conto degli altri
PRATO. La cassa integrazione? La chiedono anche coloro che assistono le aziende per chiederla verso i dipendenti. Sembra un paradosso ma è la fotografia di un’emergenza economica che non lascia scampo per nessuno, nemmeno per i consulenti del lavoro. In città il paracadute della cassa integrazione in deroga si sta aprendo per i professionisti. Altro che privilegiati: non se la passano bene nemmeno avvocati, notai, commercialisti, architetti e ingegneri. È il popolo dei professionisti costretti a sospendere la propria attività e lasciare a casa i dipendenti. Sono quelli che vivono sulla propria pelle la chiusura di tante attività produttive, cui molti sono legati a doppio filo. Così, la crisi economica che corre parallela all’emergenza coronavirus sta mettendo in ginocchio anche gli studi professionali. Realtà anche piccole, in cui i dipendenti si contano sul palmo della mano, che si affacciano all’universo degli ammortizzatori sociali per fronteggiare cali di fatturato. In teoria, le pratiche amministrative legate agli ammortizzatori sociali, ancora di salvezza per salvaguardare la forza lavoro di tante aziende chiuse, moltiplicherebbero il daffare per i circa 60 studi di consulenza attivi in città.
Ma passata l’ondata di richieste di cassa integrazione inoltrate all’Inps o alla Regione, il lavoro resterà a singhiozzo per un bel po’ di tempo. Lo stop imposto alle attività produttive ha staccato la spina ai consulenti impegnati normalmente nella routine di adempimenti contributivi, paghe e gestione del personale. «La situazione è drammatica, soprattutto per gli studi più piccoli – lamenta Alessandro Bensi, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro – I colleghi mi riferiscono di fatturati dimezzati nell’ultimo mese. Ma non sarà facile nemmeno quando le attività produttive riprenderanno: rischiamo di ritrovarci con arretrati enormi da incassare».
Una situazione che viene fotografata dall’osservatorio Filcams Cgil che segue il commercio e i servizi: il sindacato sta firmando una valanga di accordi sindacali preliminari all’erogazione della cassa in deroga o del Fis, il fondo d’integrazione salariale previsto per le realtà di commercio e servizi con oltre cinque dipendenti (sotto questa soglia è possibile solo la cig in deroga). Complessivamente, sono coinvolti oltre 3.000 lavoratori impiegati in questi settori per i quali si attiveranno gli ammortizzatori sociali. «Un numero così alto di richieste per gli studi professionali non l’avevamo mai visto», sottolinea il sindacalista Nunzio Martino della Filcams Cgil. Ammortizzatori richiesti da almeno una trentina di studi per i propri impiegati. E che li riscuoteranno molto probabilmente dall’Inps, non dal datore di lavoro. Tante aziende in crisi di liquidità si troveranno nella difficoltà di anticipare gli importi, motivo per cui i pagamenti saranno erogati dall’Inps o dalla Regione con inevitabili rallentamenti o ritardi. La conferma arriva dal presidente dell’Ordine dei consulenti. «A Prato soltanto il 10-20% sarà in grado di anticipare i trattamenti economici». —
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