Il Tirreno

Prato

Schiacciate e cantucci per combattere il virus

Vezio Trifoni
Simone Bertini nella cucina del laboratorio di pane e pasta fresca
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Simone Bertini nella cucina del laboratorio di pane e pasta fresca

La coppia pratese Simone Bertini e Teresa Villi ha un forno nel New Jersey: "La situazione più grave è a Manhattan"

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PRATO. Il profumo della schiacciata e dei cantuccini made in Prato, anche ai tempi del coronavirus, invade le strade a stelle e strisce del New Jersey. Prato Bakery, il forno tutto pratese gestito da Simone e Teresa applica in maniera precisa le prescrizioni imposte dal virus mondiale. «Noi siamo fortunati ad essere italiani e pratesi perché non abbiamo aspettato che il governo americano ci dicesse come fare ma abbiamo anticipato tutti – dice Simone Bertini – noi abbiamo due punti vendita uno a Jersey City e l’altro a Hoboken e abbiamo applicato la regola della distanza di almeno due metri, in quello di dimensioni ridotte si poteva entrare uno alla volta senza assembramenti e per questo avevamo tolto i tavolini e in terra avevamo messo dello scotch per far rispettare le distanze». Cosa c’è di diverso rispetto a Prato?

«Sostanzialmente le regole sono uguali a quelle italiane anche se qui non vedi gente con mascherine e guanti per strada come in Italia – continua Teresa Villi – anche perché la comunicazione è stata molto diversa e frammentata. La situazione più grave è a Manhattan dove sono chiusi in casa, le strade sono tutte deserte e lavorano tutti con smart working. Per ora le metropolitane e la Path che raggiunge dove siamo noi è aperta ma sono pochissimi quelli che la utilizzano. Le scuole sono chiuse dal 16 marzo e mia figlia Gaia fa i compiti e fa le video lezioni online come se fosse a Prato e non si sa quando ripartirà e se proseguirà la scuola».

Il lavoro è cambiato e si è ridotto? «Noi di solito vendiamo la schiacciata, i cantuccini e poi le persone vengono a leggersi un libro o utilizzano l’ipad – continua Simone – ora possiamo fare solo asporto e delivery e sono cambiate le abitudine perché ci chiedono il filone di pane o la bozza pratese mentre prima non c’era questa abitudine perché prendevano il pane già tagliato» .

Siete stati bravi a prendere ad esempio il modello italiano?«Qui c’è stata un’impreparazione iniziale – dice Teresa – le avvisaglie le hanno avute e hanno perso due mesi e quando sono partiti con i test (tamponi) hanno avuto un serio problema perché erano difettosi (qui non c’è niente di pubblico come in Italia ma gestiscono tutto società private e le assicurazioni) dopo una settimana sono arrivati i test validi effettuati sempre da laboratori americani. Chiaramente il virus si è propagato soprattutto nelle zone ad alta densità di contatti. All’inizio per fare il test ci volevano 3200 dollari poi è cambiato e chi ha i sintomi deve fare il test gratuito. Qui manca l’attenzione per il sociale che c’è in Italia con ospedali e cure sanitarie» .
 

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