Toscana
MENO DISCORSI E PIÙ TAMPONI, PLEASE
Tampone è un termine che ci è diventato familiare da più di un mese, da quando il Covid-19 è sbarcato anche in Italia, ma purtroppo è diventato una specie di creatura mitologica: più se ne parla e meno lo si vede, tipo la mascherina Ffp3, per intendersi.
Di sicuro non lo hanno visto fino a due giorni fa molti degli ospiti e degli operatori della casa di riposo di Comeana, per poi scoprire in un colpo solo che c’erano 29 positivi, da sommare ai 9 già scoperti e ai 7 morti (cinque attribuiti al virus, altri due ancora non si sa).
Non lo hanno visto molti medici di famiglia fin quando hanno fatto le visite in ambulatorio. Soprattutto non lo hanno visto medici e infermieri dell’ospedale, alcuni dei quali si sono infettati.
Meno discorsi e più tamponi, dunque, verrebbe da dire. E invece anche in queste ore intorno al test per individuare il coronavirus si continuano a fare parecchi discorsi e pochi tamponi. Il dibattito pubblico locale, per dire, si è infiammato sulla questione dei tamponi a pagamento proposti da un centro medico privato, come è stato fatto in altre città della regione. È giusto o sbagliato? Si lucra sulla salute? Si continua a favorire chi ha più soldi?
In tempi normali quasi nessuno avrebbe avuto da ridire sulla possibilità di fare un esame a pagamento. Lo si fa quando le liste d’attesa della sanità pubblica sono troppo lunghe e l’esame è urgente. In tempi di emergenza si potrebbe dare la stessa risposta, a patto che il privato non sottragga tamponi al pubblico e il prezzo non sia scandaloso.
Se poi si accertasse che il privato lucra sulla salute si sarebbe scoperta l’acqua calda. I centri medici privati non fanno beneficenza, ma profitti sulla salute, da sempre. E continueranno a farli. E sì, oggettivamente continueranno a favorire chi ha il portafoglio più gonfio.
Diverso sarebbe stato il discorso se lo Stato avesse avuto forza e coraggio per requisire cliniche private dove ricavare posti letto di terapia intensiva o studi medici privati per fare i tamponi Covid-19, ma così non è stato e non sarà.
L’unica certezza è che la sanità pubblica in questo momento non è in grado di fare il numero sufficiente di tamponi in tempi rapidi. L’esempio della casa di riposo di Comeana lo dimostra. E allora non si capisce questa levata di scudi se un privato propone il test a pagamento (e magari ci guadagna un po’, anche se il diretto interessato nega).
Da più parti è stato detto che sarebbe stato preferibile non lasciare l’iniziativa al privato ma fare delle convenzioni per scaricare una parte del costo sulle casse pubbliche e garantire l’accesso al test anche a chi fatica ad arrivare a fine mese. Giusto, ma dal primo caso di Covid-19 a Codogno sono passati la bellezza (meglio, la bruttezza) di 41 giorni e non risulta che la Regione abbia proposto al privato una convezione per effettuare il tampone. Dunque, di cosa stiamo parlando? Di un ritardo difficile da giustificare. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google