Gioco
Test a domicilio, mancano i medici e il servizio è fermo
Sono dieci su 28 i candidati che si sono tirati indietro dopo aver fatto la formazione. L’Asl riapre il bando
prato
Pronti i tre presìdi: Prato, Carmignano e Vaiano. Pronte le vetture aziendali. Pronti camici, guanti, kit per i tamponi e ovviamente le mascherine. Formazione già conclusa. Mancano all’appello solo i dottori delle Usca, le Unità speciali per l’assistenza domiciliare dei pazienti Covid-19 oppure per quelli sospetti di questa infezione. Ne servono in tutto 28 ma dieci hanno ritirato l’adesione all’ultimo minuto sfilandosi dalla graduatoria di disponibilità pubblicata dall’Asl Toscana Centro.
Alcuni hanno rinunciato per motivi personali, altri lo hanno fatto per motivi legati alla mancanza di copertura assicurativa. Fatto sta che a Prato non decollano ancora le Usca, composte da un medico e un infermiere. Ancora dunque niente tamponi a domicilio per i casi segnalati da medici di medicina generale e pediatri. Il servizio di screening doveva prendere il via alla metà di questa settimana. Ma una serie di intoppi burocratici fa sì che vengano persi altri giorni preziosi per combattere una partita sanitaria giocata sul fattore tempo. Non solo nelle corsie degli ospedali ma anche sui territori. Rimanendo su quelli dell’Asl Toscana Centro, dal 1° aprile le Usca sono in funzione a Pistoia mentre a Firenze il servizio è stato attivato solo in alcune zone dell’area metropolitana.
Le disdette. Le procedure di vestizione e svestizione, l’importanza di essere in due per queste operazioni, l’utilizzo del kit per il tampone: questi gli argomenti trattati durante la due giorni di formazione che ha impegnato i medici pratesi in graduatoria per l’Usca. Alla chiamata dell’Asl ha risposto un esercito di 300 operatori fra medici di famiglia, guardie mediche, laureati in medicina e chirurgia neoiscritti all’Ordine. Il servizio si svolge nella fascia oraria dalle 8 alle 20. Per ogni medico Usca la retribuzione lorda oraria è di 40 euro. C’è chi ha dato la disponibilità minima di quattro ore, chi di sei. Insomma, il calendario dei turni rischia di diventare un gioco di incastri impossibili se dieci camici bianchi hanno ritirato la disponibilità. «Scelta personale legittima – commenta Lorena Paganelli, direttrice della zona distretto pratese per l’Asl – Occorre aspettare che entrino in funzione le Usca a Firenze per capire le disponibilità dei medici in base alla loro priorità indicata al momento della domanda. Quelli che potrebbero arrivare a Prato dall’area fiorentina sono stati già contattati».
Bando riaperto. Al momento della domanda l’aspirante medico Usca poteva indicare più preferenze. Nel caso specifico, quelli che avevano scelto Prato come prima opzione sono stati tutti reclutati. Ed erano appunto 28. Ma fra martedì e mercoledì sono arrivate dieci defezioni. Nel caso dei neolaureati, alcuni si sono ritirati per mancanza di copertura assicurativa obbligatoria che sarà definita oggi dall’Asl. «Abbiamo fiducia che arriveranno nuove adesioni – assicura Niccolò Biancalani, vicesegretario della Fimmg pratese – Intanto il bando è stato riaperto in modo da poter garantire un servizio completo». Le nuove candidature saranno accolte fino a martedì. I medici di famiglia che si sono fatti avanti si contano sul palmo della mano. Il motivo è semplice: a Prato sono quasi tutti “massimalisti”, ovvero hanno raggiunto il tetto di 1.500 pazienti. E questo è un requisito che li escludeva dalla domanda per l’Usca. —
Maria lardara
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