Il Tirreno

Prato

Fare il tampone o no? Lo decideranno tre squadre di medici

Maria Lardara
Un laboratorio di analisi per il coronavirus (foto d'archivio)
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Un laboratorio di analisi per il coronavirus (foto d'archivio)

Dai prossimi giorni entreranno in azione le unità mobili equipaggiate per valutare lo stato di salute delle persone a rischio direttamente a casa loro

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PRATO. Una linea di febbre e un po’ di tosse. Magari niente di grave, per carità. Ma visti i tempi, la prudenza non è mai abbastanza. Sintomi che possono far scattare un campanello d’allarme in qualsiasi medico o pediatra. Ieri mattina il dottor Niccolò Biancalani, vicesegretario della Fimmg (federazione medici di medicina generale), aveva cinque casi con una sintomatologia “sospetta” potenzialmente riconducibile al Covid-19. Tutti monitorati telefonicamente nel corso della giornata perché bisogna evitare le visite a casa per prevenire il rischio contagio. Dalla metà della settimana prossima penserà a farlo una squadra dell’Uscap, formata da un medico e un infermiere. Uscap sta per “Unità speciali di continuità assistenziale sul territorio”, ovvero le unità mobili chiamate a potenziare la gestione dell’emergenza sanitaria sui territori. Qui non si tratta di andare di casa in casa a fare tamponi ai cittadini: l’assistenza a domicilio riguarda pazienti affetti da Covid-19 in quarantena nella propria abitazione oppure pazienti per i quali si sospetta l’infezione ed è necessario ricorrere un tampone.

TRE SQUADRE

Su 34 unità mobili attivate dall’Asl Toscana Centro (una ogni 30-40mila persone), tre entreranno in funzione a Prato e provincia: una avrà sede nel capoluogo al poliambulatorio di via Cavour (palazzina Covid-19 nei locali di ex dermatologia) e servirà anche l’area di Montemurlo, un’altra a Vaiano e sarà punto riferimento per la Val di Bisenzio mentre la terza sarà fisicamente situata a Carmignano nel distretto di via Redi interessando anche Poggio a Caiano. Dell’Uscap di Prato faranno parte quattro medici, uno a Vaiano e un altro a Carmignano. «Si concretizza un accordo proposto dalla medicina generale per dare una risposta al territorio finora sprovvisto di strumenti per affrontare l’epidemia – sottolinea Biancalani - Grazie alle unità mobili torneremo a fare i medici e a visitare a domicilio i casi sospetti Covid-19, riprendendo in mano la cura la paziente sul territorio». Il medico dell’Usca, in base al quadro clinico evidenziato, potrà stabilire per il paziente l’eventuale ricovero per un approfondimento diagnostico oppure, in alternativa, attivare il 118 in presenza di condizioni critiche. «Con questa nuova organizzazione – aggiunge il vicesegretario della Fimmg provinciale - possiamo dedicarci non solo ai pazienti Covid-19 gestiti telefonicamente ma anche ai numerosi malati cronici, soggetti a rischio che hanno bisogno di assistenza».

ALL’APPELLO 25 MEDICI

Domani uscirà la graduatoria dell’Asl Toscana Centro per l’assegnazione degli incarichi: il bando per reperire le disponibilità è scaduto il 22 marzo. Da Prato hanno risposto alla chiamata per il reclutamento volontario 25 camici bianchi fra medici di famiglia, guardie mediche e neolaureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti all’Ordine di appartenenza. Pochi quelli che rientrano nella prima categoria e che si sono fatti avanti per l’emergenza: molti medici pratesi sono “massimalisti”, ovvero hanno raggiunto il massimo dei pazienti assistiti (1.500). Fra i 25 in campo, anche alcuni dei 22 giovani dottori neo iscritti all’Ordine negli ultimi giorni. All’interno della domanda era possibile scegliere una delle 8 zone distretto dell’azienda sanitaria.

COME FUNZIONA

Il servizio dell’Usca si svolgerà dalle 8 alle 20, dal lunedì alla domenica, a seguito del triage telefonico operato dal medico di famiglia, dal pediatra o dalla guardia medica. Saranno loro a segnalare al collega dell’Uscap in servizio i casi dei soggetti a rischio passando così la richiesta di un eventuale tampone. Un modo per accelerare la trafila degli screening ma anche per garantire la sicurezza dei medici famiglia dirottando i casi sospetti, portatori di potenziale contagio, su personale ben attrezzato. Secondo le linee guida definite dalla Regione, le unità mobili saranno dotate di dispositivi di protezione individuale come le mascherine “FFP2” considerate più sicure di quelle chirurgiche. Ogni Usca sarà munita di auto aziendale e dei ferri del mestiere, come kit per il tampone e saturimetro.

 

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