Il Tirreno

Prato

Biffoni guarda al futuro: "Per prima cosa bisogna mettere soldi in tasca alla gente"

di Paolo Nencioni
Il sindaco di Prato, Matteo Biffoni
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Il sindaco di Prato, Matteo Biffoni

Il sindaco: "Siamo ripartiti dopo la guerra, figuriamoci se non ripartiamo ora, ma in Italia serviranno 150 miliardi"

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Sindaco Matteo Biffoni, ne usciremo? E se sì, quando?

«Ce la faremo, certo, ne sono sicuro. Siamo ripartiti dopo la guerra, figuriamoci se non ripartiamo ora. Sul quando non ho certezze, come tutti d’altronde».

Come giudica il comportamento dei pratesi riguardo ai provvedimenti del governo?

«Direi che in gran parte sono stati bravi, anche per merito dei cinesi che hanno mandato un preciso messaggio di pericolo. Poi, fisiologicamente, c’è stato qualcuno che ha pensato di farsi i cavoli propri pensando di essere il più furbo, ci è toccato alzare la voce».

Qualcuno ha anche detto che i cani possono uscire e i bambini no.

«I cani escono fino a quando non imparano a fare i bisogni in casa, come i pesci rossi o i pappagalli. Sui bambini che vi devo dire? Io ne ho due di 3 e 5 anni, in città ce ne sono 20.000. Vogliamo far andare in giro 40.000 genitori, oltretutto coi parchi chiusi? È pensabile? Mi sembra una follia».

Alla fine pagheremo un prezzo più alto in termini di salute o di crisi economica?

«Un morto è già un prezzo alto. Sono infastidito da chi pensa che questo virus colpisca solo gli anziani. Sono persone, che hanno storie e reti di affetti. Che potevano vivere ancora a lungo. Quanto all’economia, prendiamo una botta che metà sarebbe bastata. C’è il rischio di tensioni sociali. Non è pensabile che si possa reggere l’urto di tutte le categorie colpite».

E allora, che fare?

«Dico solo una cosa: bisogna mettere soldi nelle tasche della gente. Sono convinto che alla fine in Italia serviranno 150 miliardi (e proprio sabato 28 il governo ha deciso un corposo stanziamento che sarà gestito dai Comuni, ndr)».

A proposito, quale sarà l’impatto sulle casse del Comune?

«Ora non lo so quantificare, ma certo non poco. Incassiamo meno e spendiamo di più. Si calcola che ai Comuni italiani serviranno almeno 2 miliardi di euro. Un esempio: faccio slittare i pagamenti della Tari ma devo comunque pagare i dipendenti di Alia».

Lei come si protegge? Ha paura di ammalarsi com’è già capitato al suo collega di Vaiano?

«Uso la mascherina, quando posso lavoro da casa, sto a distanza, ma un sindaco non può fare tutto a distanza. Paura? Diciamo che in questo momento non me lo potrei permettere ma sì, ho paura come tutti».

Le sue dirette Facebook sono diventate quasi un genere, se ne sono accorti anche Radio Deejay e Propaganda Live.

«Le ho fatte perché c’era l’esigenza di rispondere al maggior numero di persone, chiarire tanti aspetti pratici, gli orari, i divieti. Poi ci sono stati anche passaggi comici, il cucciolo di Grosseto, quella signora che voleva comprare la lavatrice a Montecatini...».

Quale Prato pensa che ritroveremo quando sarà tutto finito?

«Intanto bisognerà ripartire sul piano economico, questo è il grande tema. Bisognerà difendere gli stipendi di chi rischia di perdere il lavoro. Ma penso che dovremo rivedere anche altre cose, penso agli accessi al pronto soccorso che sono crollati. Certamente sta cambiando qualcosa nei rapporti tra italiani e cinesi, c’è stato un avvicinamento tra le due comunità. Intendiamoci, non credo che da domani sarà tutto rose e fiori, ma si è fatto un bel salto in avanti, perché anche persone “insospettabili” davanti al comportamento tenuto dalla comunità cinese hanno pensato che in fondo ci tengono al posto dove vivono. Ora l’importante è che nessuno faccia un passo indietro, né gli italiani né la comunità cinese».

Che cosa vede alla fine del tunnel?

«Sogno via Settesoldi piena di gente, gli impianti sportivi riaperti, ma non mi posso illudere: guardiamo al futuro e siamo ancora dentro il marasma».

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