Il Tirreno

Prato

le richieste alla regione 

«Bene i test a domicilio ma ancora non basta»

FRANCESCO ALBONETTI
«Bene i test a domicilio ma ancora non basta»

Puggelli e gli altri sei sindaci della provincia scrivono a Rossi e Saccardi chiedendo misure ancora più strigenti

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO

«È il momento di passare alla fase 2 cambiando strategia per aggredire il virus». Francesco Puggelli, presidente della Provincia e sindaco di Poggio a Caiano, sintetizza così il senso di una lettera congiunta che i sette sindaci della Provincia hanno scritto al governatore toscano Enrico Rossi e all’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi. Tre le proposte lanciate alla Regione per potenziare l’attività di screening sulla popolazione residente nel territorio pratese. La prima è l’estensione della possibilità di eseguire test di screening anche nei presidi territoriali, anziché solo al pronto soccorso dell’ospedale, in modo che siano accessibili anche a tutti i medici e pediatri di famiglia. La seconda proposta è l’esecuzione dei tamponi, oltre ai contatti stretti dei pazienti Covid, anche a tutti coloro che hanno avuto contatti occasionali e, più in generale, ai frequentatori abituali del caso. Infine, terza proposta l’adozione di screening di massa da introdurre in modo progressivo, partendo da dove si è registrata una maggiore incidenza di casi di coronavirus, al fine di individuare in modo più efficace i soggetti positivi paucisintomatici (con sintomi scarsi) in fase precoce. Nella lettera, Francesco Puggelli, Matteo Biffoni, Guglielmo Bongiorno, Primo Bosi, Simone Calamai, Giovanni Morganti ed Edoardo Prestanti, ringraziano per gli sforzi messi in campo dalla Regione anche nei confronti dell’ospedale cittadino, a cui tutti i comuni stanno inviando il massimo sostegno possibile, e accolgono con favore l’apertura della Regione al potenziamento dell’attività sul territorio, con l’accesso ai tamponi da parte dei medici di famiglia e dei pediatri, ma ribadiscono la necessità di un’azione ancora più energica e capillare. I sindaci chiedono, dunque, un incontro urgente e si mettono a disposizione per offrire tutto il supporto necessario anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni aderenti alla protezione civile dei comuni della provincia di Prato.

«Occorre un cambio di passo, non solo basato sul contenimento e sulla ricostruzione del nesso causale dei singoli casi – spiega Puggelli – Si deve iniziare a pensare di aggredire il virus anche come misura di prevenzione per evitare l’effetto rimbalzo una volta che i contagi inizieranno a diminuire grazie al distanziamento delle persone, un po’ come hanno fatto in Veneto». Puggelli porta come esempio il modo in cui sono aumentati i casi nella Rsa di Comeana, dove il tampone è stato fatto solo ad un esiguo numero di anziani a stretto contatto con l’operatore contagiato in Lombardia. «Il modello attuale di ricostruire il nesso causale dei contagi e potenziare gli ospedale non basta più. Se è vero che grazie alle misure di distanziamento il virus sta rallentando, se non si interviene fin da subito con una strategia aggressiva fatta di più tamponi intorno alle persone vicine ai contagiati, anche se asintomatiche o con sintomi leggeri, c’è il rischio che il virus riprenda e i numeri tornano ad aumentare. Mettiamo i tamponi a disposizione dei medici di famiglia attraverso i distretti territoriali dell’azienda sanitaria». —

FRANCESCO ALBONETTI



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa