Gioco
Un caso nella sede centrale di Intesa SanPaolo, dipendenti in allarme
Un impiegato della filiale on line di via della Rinaldesca ricoverato a Pistoia. Per l’Asl non serve la quarantena, la banca tranquillizza, il sindacato protesta. Uffici sanificati e riaperti, ma alla ripresa in pochi si sono presentati al lavoro
PRATO. Tra i circa 200 casi di positività al coronavirus che si sono registrati in provincia di Prato dall’inizio dell’epidemia ce n’è uno che ha messo in allarme i dipendenti della sede centrale di Banca Intesa SanPaolo, già CariPrato, nel grande palazzo di via della Rinaldesca. Del caso non si era saputo niente fino a ieri, 27 marzo, anche se risale alla scorsa settimana. Ieri, appunto, è apparso un articolo sulla versione on line di “Rassegna sindacale”, il più antico periodico sindacale italiano, nel quale si racconta una storia che è stata poi confermata dalla banca, anche se la direzione di Banca Intesa non condivide la preoccupazione e l’allarme lanciato dai rappresentanti sindacali.
A risultare positivo è stato un dipendente della filiale on line dell’istituto di credito, all’ultimo piano del palazzo, dove lavorano una sessantina di persone, età media 45 anni. L’uomo è stato ricoverato all’ospedale di Pistoia, intubato e poi estubato, la prognosi è ancora riservata. Il risultato del tampone arriva giovedì della scorsa settimana e il venerdì mattina già lo sanno tutti. Quando la notizia si diffonde alcuni si rifiutano di entrare, mentre quelli che sono già dentro pretendono un intervento dell’Asl. Dopo un paio d’ore arrivano i tecnici dell’Asl per la sanificazione, poi la filiale viene riaperta, ma non tutti sono convinti. Soprattutto non sono convinti che non sia necessaria una quarantena per chi è stato in contatto col collega malato.
Tra quelli non convinti c’è Diego Viti della Fisac Cgil. «È clamoroso – commenta Viti – La Asl avrebbe dovuto ricostruire i contatti del lavoratore malato avvalendosi del cartellino, ma dopo il confronto con la direzione aziendale ci è stato detto che non esistevano gli estremi per procedere alla quarantena lasciando tutti basiti perché tutti, chi più chi meno, hanno lavorato con un collega positivo e sintomatico». Secondo il sindacato, a rischio di contagio sono stati sottoposti non solo i colleghi dell’ultimo piano, ma anche quelli che lavorano nel palazzo, nonostante da tempo ci siano tre entrate e il dipendente poi risultato positivo entri da quella sul lato sinistro guardando l’ingresso principale. L’ultimo giorno di lavoro del dipendente, secondo quanto ricostruito dal sindacato, è stato il 13 marzo. Il 19 marzo è stato ricoverato e il 20 è arrivato il risultato del tampone. Nel frattempo è stato trasferito all’ospedale di Empoli perché quello di Pistoia sta esaurendo i posti letto.
I dipendenti hanno chiesto a gran voce di essere messi in quarantena, ma l’Asl non lo ha ritenuto necessario. Risultato: lunedì 23 di quelli della filiale on line si sono presentati in sei. Un’altra dozzina sarebbero stati messi a casa dall’azienda, mentre altri si sono rivolti al numero verde del coronavirus e, questa è la stranezza, sarebbero stati messi in quarantena sulla base delle stesse informazioni che all’esito del tampone non erano state ritenute sufficienti per la quarantena dalla stessa Asl. «Nella sede di Banca Intesa non c’è alcun focolaio - spiega Monica Biffoni dell’ufficio stampa della banca - La filiale on line è stata riaperta subito dopo la sanificazione e siamo sicuri di aver preso tutte le misure previste nel protocollo per il contrasto del contagio da coronavirus. Non ci risulta che ci siano dipendenti in quarantena, non so se qualcuno abbia deciso di andare in ferie». La notizia positiva è che al momento nessun dipendente ha accusato problemi di salute.
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