Il Tirreno

Prato

«Troppe accuse ingiuste e siamo qui in prima linea»

W.F.

rsa di comeana, lo sfogo della direttrice  

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COMEANA

«Certe parole indignano e feriscono». Si sfoga la coraggiosa direttrice della casa di riposo di Comeana, dal 9 marzo in prima linea (e come lei tutti gli operatori e operatrici della struttura) quando il virus che ha rivoluzionato mezzo mondo ha varcato le porte della piccola residenza che sorge di fianco alla chiesa del paese: tre piani, trenta ospiti, dieci casi positivi (l’ultimo ieri, una donna ricoverata due giorni fa in ospedale). Le parole che “fanno male” sono quelle che rimbalzano sui social, anche tra i commenti delle notizie pubblicate sulla pagina facebook del Tirreno. «Qualcuno – racconta Paola Lombardi, la direttrice – ci accusa di non prenderci cura di questi anziani e disinteressarci della loro sorte. Altri dicono che andiamo a giro mettendo a rischio la vita di altri cittadin». C’è chi butta la croce sull’infermiere che per primo si è ammalato e che forse potrebbe aver contratto il virus ad un concerto a Milano, dove però è andato a metà febbraio quando di casi in Italia non ce n’erano. «Da quando siamo stati catapultati in questa spirale noi siamo qui invece a prenderci cura delle persone che hanno bisogno di noi. Lo facciamo senza lesinare energie, da quasi tre settimane, rischiando magari di ammalarci pure. Lo facciamo con il sorriso sulle labbra per non turbare gli anziani attorno a noi. Non è facile: sono morte quattro persone, alcune affette anche da altre malattie. Ma ci proviamo». «Quanto alla quarantena – aggiunge – non lo siamo perché in assenza di sintomi siamo tenuti a venire a lavorare, come medici e infermieri dell’ospedale, autorizzati a spostarci da casa alla residenza». Lunedì dovrebbero essere fatti i primi tamponi per verificare se i cinque ospiti positivi ancora nella struttura (che stanno bene) sono guariti. Una battaglia questa, contro la burocrazia, forse vinta. —

W.F.

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