Gioco
L’epidemia paralizza il distretto tessile: ventimila lavoratori a casa fino al 3 aprile
Prato, nelle ultime ore sconvolto il sistema produttivo: rallentamento delle consegne, perdita di clienti, fatturato e lavoro
PRATO. Pezze da asciugare, da coprire in magazzino, da spedire oltreoceano. «Ci prepariamo a chiudere. Come ad agosto». Stavolta però non si tratta di andare in vacanza. Né per Luigi Banci della Pontetorto, né per altri circa 200 industriali tessili pratesi. Non è agosto e il mare sta in mezzo al dire e al fare. Da una parte, quello che dice il governo: la serrata delle fabbriche per contenere il diffondersi dell’epidemia. Dall’altra, il fare concreto nelle fabbriche tessili. Perché non basta spegnere un interruttore e fermare tutto. Il tessile, cuore pulsante del sistema pratese, ha un suo ciclo produttivo. L’imprenditore Francesco Bellucci non nasconde la preoccupazione. «Dieci giorni di chiusura sono gestibili. Se s’inizia ad avere un mese di ritardo, salta all’aria un distretto». Rallentamento delle consegne, perdita di clienti, fatturato e lavoro: la quarantena dell’industria farà salire l’onda della cassa integrazione. Intanto, da un calcolo del centro studi di Confindustria Toscana Nord emerge che le imprese del distretto classificate come essenziali – quindi autorizzate ad andare avanti – rappresentano soltanto il 10% e il 12% degli addetti.
CONFINDUSTRIA: A PRATO RESTA APERTO SOLO IL 14% DEL MANIFATTURIERO
Ventimila a casa. Brucia ancora la ferita della lunga crisi 2007-2010 che falcidiò il manifatturiero. «Una crisi iniziata nel 2001 che dimezzò il distretto», ricorda il direttore di Confindustria Toscana Nord Marcello Gozzi. Una situazione straordinaria impone misure straordinarie. «Non basteranno le risorse stanziate a livello nazionale per la cassa integrazione», ammette Gozzi. Due gli ammortizzatori sociali che hanno a disposizione le imprese: cassa ordinaria e cassa in deroga. Secondo l’osservatorio di via Valentini, sono circa ventimila gli addetti del tessile-abbigliamento che resteranno a casa fino al 3 aprile. Rifinizioni a singhiozzi. Prima si chiude da lunedì, poi da giovedì. Il susseguirsi di annunci contrastanti nel giro di nemmeno 24 ore ha creato subbuglio nelle lavorazioni a umido. Alcune rifinizioni hanno fermato gli impianti domenica mattina. Alcuni lanifici si sono trovati in difficoltà con il ritiro delle pezze. «La maggior parte delle rifinizioni ha già chiuso – conferma Marco Mantellassi della Manteco – Scelta comprensibile visto com’è andata la comunicazione…». L’annuncio di Conte è stato un motivo più che sufficiente per spingere Dalila Mazzi, presidente della rifinizione Nuove Fibre, a chiamare una task force di tecnici per mettere in sicurezza i macchinari della tintoria domenica mattina. «Ma oggi e domani – fa sapere – finiremo le lavorazioni di finissaggio per consegnare le ultime pezze».
Corsa contro il tempo. La bella stagione è alle porte ma i lanifici producono per l’invernale. I marchi della moda vogliono le collezioni pronte per luglio. «In questo periodo la produzione viaggiava a ritmo quasi pieno», sottolinea Roberto Rosati della Fortex. Queste 72 ore sono cruciali per spedire. «Non è solo compromessa l’acquisizione degli ordini per l’invernale: questo sarebbe periodo di semina con l’invio delle pezze di campionario per l’estate 2021», aggiunge l’imprenditore Stefano Cannalunga dei lanifici Inwool e Fabrica Tessuti. Il tempo stringe: ieri la Pontetorto (orditura e finissaggio interni) si è svegliata con un centinaio di pezze bagnate a metà lavorazione. E migliaia in magazzino da proteggere con i teli.
La Pointex si riconverte. Dai tessuti tecnici per materassi ai camici per l’emergenza. Così la Pointex ha riconvertito una linea produttiva dello stabilimento di Capalle per produrre un migliaio di camici al giorno aggiudicandosi una commessa della Regione Toscana con gara Estar. I primi camici saranno consegnati nel fine settimana, in attesa che la prefettura autorizzi la riconversione della fabbrica dove lavorano 180 persone. «Il nostro è un servizio alla collettività – spiega l’imprenditore Marco Ranaldo – È nelle corde del distretto mettersi a disposizione e riadattare le filiere al bisogno». La Pointex ha fatto oltre. Ha messo a punto un tessuto a maglia lavabile a 90 gradi per rendere riutilizzabili i camici. Così, una parte di questi sarà prodotta in tessuto non tessuto e una parte a maglia.
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