Lutto
Futura e Prato 2040: "Chiudere i supermercati la domenica e garantire la sicurezza dei dipendenti"
L'appello delle due associazioni sugli orari dei negozi e dei commessi che si sentono esposti al contagio
PRATO. "Chiediamo che il presidente della Regione Enrico Rossi predisponga la chiusura domenicale di tutti gli esercizi commerciali, compresa la grande distribuzione organizzata e la vendita dei generi alimentari". A chiederlo a gran voce è Diego Blasi, coordinatore regionale della rete Futura (vicina al PD e in coalizione con Eugenio Giani) e già portavoce in passato del comitato Domenica No Grazie Toscana, nato per contrastare le liberalizzazioni nel commercio previste dai decreti Monti.
"È necessario continuare ad agire con grande responsabilità nel pieno rispetto delle norme emanate dai decreti del Governo e dalle ordinanze della Regione - continua Blasi - Limitare gli spostamenti alle sole primarie necessità, rispettare in tutti i luoghi di lavoro le norme e i protocolli di sicurezza. A maggior ragione chiediamo che la Regione Toscana adotti lo stesso protocollo dell'Emilia Romagna e predisponga la chiusura totale degli esercizi commerciali la domenica".
"Già in passato - conclude Blasi - con il presidente Enrico Rossi abbiamo avuto la possibilità di collaborare positivamente su questo terreno e quindi siamo certi di una sensibilità della regione rispetto a questo tema. Un intervento in questo senso garantirebbe un minimo, ma necessario, riposo agli addetti di settore che sono stremati da queste settimane. Permetterebbe di limitare ulteriormente gli spostamenti di persone nelle giornate indicate, con maggior beneficio della collettività e senza alcuna preclusione della fornitura di beni di prima necessità (come i generi alimentari) garantita con le aperture nelle restanti giornate. La salute è prioritaria e va messa davanti a tutto. E vista la mole di lavoro che tante lavoratrici e lavoratori stanno sostenendo, riteniamo necessario che venga previsto un grande piano per nuove assunzioni nella GDO. Questo permetterebbe di alleggerire il carico di lavoro del personale attualmente operativo e creerebbe nuove opportunità in questo momento difficile".
Sul tema interviene anche il circolo Prato 2040 con la sua presidente Giulia Giraudo con una lettera aperta in cui si racconta la difficile condizione di chi lavora nei supermercati.
"Sono giorno difficili, giorni che percepiamo scorrere lentamente, giorni silenziosi scanditi dalle campane e dalle televisioni accese. Eppure sono giorni che hanno accelerato i mutamenti di un mondo che fino a qualche settimana fa, pur nelle sue contraddizioni e ingiustizie ci era apparso l'unico possibile. E invece no. Arriva un virus invisibile che cancella il prima e crea nella sua paradossalità un presente indefinito e un futuro ancora più incerto. E in questa condizione di incertezza e rischio quotidiano, presi dalle nostre legittime paure e dagli egoismi che pochi giorni di quarantena non possono eliminare, ci dimentichiamo di osservare ciò che avviene in quel mondo là fuori, quello che non si può fermare e possiamo scorgere dalle nostre finestre. Quel mondo con il quale ci relazioniamo ogni volta che ci rechiamo in un supermercato per acquistare beni per noi e le nostre famiglie. Beni necessari per vivere".
"No so chi di voi ha un parente, un amico, un fidanzato, un conoscente che lavora in un supermercato in questi giorni di pandemia. Io ho un caro amico che mi racconta di come i lavoratori che trascorrono le loro giornate lavorative in un supermercato siano spaventati, si sentano soli e completamente abbandonati, Facili gli hashtag con i #grazie, #sietedeglieroi, #sietelanosatraforza, ma delle pacche sulle spalle se ne fanno poco: lavorano molto spesso su turni massacranti, vittime di una carenza di personale (che l'azienda vorrebbe provare a implementare cercando oggi nuovi lavoratori da inserire con vecchi contratti precari.). Hanno a che fare con un numero indefinito di clienti spaventati, spesso vittime delle loro paure, indisciplinati e poco attenti all'altro".
"Non hanno gli strumenti fondamentali per garantire la loro sicurezza, quella dei clienti e delle famiglie che accolgono loro dopo interminabili turni di lavoro: mancano le mascherine, mancano i prodotti per lavare le superfici, mancano i gel igienizzanti".
"Manca la sicurezza nel luogo di lavoro. E se manca la sicurezza per il lavoratore che si relaziona con il cliente, si mette a rischio il cliente stesso. I lavoratori sono responsabili, continuano a lavorare, stringono i denti, cercando di sorridere dietro le loro mascherine, sorridono con gli occhi. Poi magari arrivano a casa e fanno post sui social in cui parlano della stanchezza, della paura dell'incazzatura di un bonus di 100 euro e uno stipendio che a mala pena arriva ai 1000 euro. Crollano, stremati dalla tensione e dalla paura di avere portato con sé il virus nelle proprie case. Sono esposti quotidianamente al Covid-19, in luoghi spesso mal areati e sovraffollati. Eppure sono talmente tanto responsabili che non chiedono di stare a casa: lo sanno bene che il loro lavoro è necessario. Chiedono le chiusure domenicali e dei festivi e una diminuzione dei nastri orari di apertura dei negozi durante le giornate feriali. Chiedono di limitare gli acquisti ai soli generi alimentari: sono stanchi ma nonostante questo continuano a lavorare, nonostante si tratti di un lavoro oggi insicuro. Se queste misure venissero attuate potrebbero avere il tempo di sanificare, organizzare il lavoro dando un servizio migliore. Un servizio sicuro"
"Chiediamo loro una responsabilità e fino ieri li abbiamo trattati come “commessi” quelli che “lavorano alla cassa del supermercato”, quelli che “ riempiono gli scaffali” quelli che “ scusa dov'è il lievito” con contratti precari, poco pagati. Un lavoro che prima era considerato di poco valore e oggi all'improvviso diviene il perno di un sistema. Bene, ma non possiamo chiedere a questi lavoratori di portare sulle loro spalle il peso delle non scelte, della mancanza di coraggio di chi oggi ha la responsabilità di decidere non della chiusura, ma dell'alleggerimento di una condizione che può rappresentare un problema sociale e sanitario di grande portata".
"C'è poi il cittadino che deve comprendere come il suo mondo sia cambiato: la spesa laddove possibile deve essere fatta nelle botteghe vicino casa, che molto spesso hanno la possibilità di portare la spesa a domicilio. Non è tollerabile vedere assembramenti di persone fuori dai supermercati perché è pericoloso. Semplicemente perché vi mettete in pericolo. Dobbiamo comprendere come oggi il nostro mondo, le nostre abitudini, la nostra rassicurante routine sia cambiata: dobbiamo cambiare i nostri pensieri, il nostro linguaggio e le nostre azioni. A partire dall'osservare l'altro che si relaziona con noi, il lavoratore che non ha scelta, non può stare a casa perché deve riempire gli scaffali, aprire il negozio, stare alla cassa, fare quel lavoro che oggi lo mette in prima linea. Ma non basta la presa di coscienza di ognuno di noi: lo Stato deve tutelare con le parti sociali i lavoratori che sono cittadini che vivono in un Paese fondato sul lavoro. Un lavoro che deve garantire la sicurezza a questi lavoratori".
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