La manifestazione
IL VIRUS FA IL MIRACOLO CINESI ORA PIÙ VICINI
Quando tutto sarà finito, lo dicono in tanti, nulla sarà più come prima. Lo ha detto anche il vescovo Nerbini l’altra sera durante l’Ostensione straordinaria della Sacra Cintola, sottolineando in un passaggio anche un mutamento nel pensiero comune impensabile fino a poche settimane fa: l’atteggiamento di molti pratesi verso la comunità cinese. «Il virus – ha detto Nerbini – sta iniziando ad abbattere muri che quasi trent’anni di convivenza non erano riusciti a scalfire».
Il mondo si è rovesciato all’improvviso e se ancora ieri molti italiani guardavano con diffidenza e fastidio all’ingombrante presenza dei cinesi di Prato, ora si coglie un clima tutto nuovo. Lo si vede dai commenti sui social, lo si è ascoltato nei discorsi da bar, fino a quando i bar sono rimasti aperti.
Il rischio era che i cinesi fossero guardati come gli untori, e invece è successo l’esatto contrario. Li si è elogiati per l’istantanea auto-quarantena che ha prodotto ufficialmente zero positivi nella comunità (chi ci avrebbe scommesso alla vigilia? ) e li si ringrazia ora che vanno di casa in casa a regalare le introvabili mascherine. Insomma, il virus sembra aver fatto il miracolo di avvicinare quello che era lontano anziché allontanare ancora di più quello che era già distante.
I cinesi ci hanno messo del loro, in tutti i sensi. La riprova è in un elenco, quello dei donatori che hanno aderito alla raccolta fondi promossa dalla Fondazione Ami per la Terapia intensiva dell’ospedale Santo Stefano (centomila euro in cinque giorni, ora siamo a 115.000). È una goccia nel mare, ma quello che a noi interessa è la lista, ancora oggi consultabile on line. Ai primi posti di un elenco di oltre 1. 600 persone, insieme ad associazioni e benefattori italiani, c’è un esercito di Zhang, Chen, Ye, Wu, Fang, a colpi di mille euro, 500 euro, 700 euro.
Si dirà, mettono mano al portafoglio perché hanno più liquidità di molti italiani. Sarebbe una lettura superficiale. Non era così scontato, quei soldi potevano tenerseli e nessuno avrebbe detto niente, anche perché finiscono su una piattaforma che non ha una grandissima visibilità. Dunque qui si parla di generosità. Punto. La stessa che ha spinto alcune associazioni orientali a portare mascherine e disinfettante in ospedale, nei Comuni, dal vicino di casa.
Probabilmente c’è anche un certo orgoglio nel far vedere che loro, proprio loro, quelli che molti italiani in passato hanno additato spesso come evasori, insofferenti alle regole, concorrenti sleali, sono quelli che poi quando c’è bisogno si rimboccano le maniche e danno una mano per superare l’emergenza.
Nessuno può sapere che cosa succederà davvero quando, passata la paura, le nostre vite sospese ricominceranno a correre. Se torneremo a guardarci in cagnesco o ci abbracceremo, finalmente. Ma se dovessi scommettere 10 euro punterei sulla caduta dei muri evocata dal vescovo Nerbini. –
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