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la protesta 

Colle ammaina la bandiera dell’Europa

Maria lardara
Colle ammaina la bandiera dell’Europa

Il gesto di Riccardo Matteini dopo la chiusura delle frontiere. L’azienda stipula un’assicurazione medica per i dipendenti

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«Per il momento mi autosospendo dall’essere cittadino europeo». Pensiero e azione. E via la bandiera europea, quella con le dodici stelle dorate su sfondo blu. Usella, Val di Bisenzio. Da ieri pomeriggio, sventolano solo due bandiere sul tetto dello stabilimento: il tricolore e quella del granducato di Toscana. Un gesto forte, simbolico, quello dell’imprenditore Riccardo Matteini al timone del Gruppo Colle: la tintoria è l’azienda più strutturata nel distretto, dà lavoro a 160 addetti. Le bandiere sono il simbolo dell’identità della storia di un popolo, ma è in quella europea che Matteini sembra non riconoscersi più. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la chiusura delle frontiere dell’Ue: ultimo, probabilmente inutile, tentativo di combattere un nemico “invisibile” che supera facilmente i confini.

«Sto trovando persone, anche le più insospettabili, che si mettono a disposizione: mi telefonano in tanti per sapere se possono cucire mascherine. In una famiglia allargata dovrebbe essere così, nella famiglia europea non è stato così. Prima la negazione di alcuni aiuti, poi la chiusura delle frontiere».

Il Gruppo Colle va avanti con l’attività industriale. «Rispettiamo tutte le normative e abbiamo preso ogni precauzione possibile. Sabato (oggi, ndr) e domenica procederemo alla sanificazione dello stabilimento. Abbiamo acceso un’assicurazione per i dipendenti a nostre spese. Il Gruppo Colle ha una responsabilità verso dipendenti, fornitori, clienti e tutto il sistema distretto». Un’assicurazione che, nella malaugurata ipotesi di un contagio in fabbrica, attiverebbe un pacchetto di servizi in alcune prime esigenze post ricovero, per facilitare il recupero della salute e la gestione familiare in situazioni di emergenza: fra questi, l’invio di un medico, il trasporto dal luogo di cura al domicilio, l’invio di baby sitter e collaboratrice familiare, consegna della prima spesa a domicilio e persino la chiamata di un pet sitter. «Si va avanti fra mille problemi: dalle materie prime alle spedizioni. Lotteremo finché ci permetteranno di stare aperti». —

Maria lardara

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