Il Tirreno

Prato

La paura dei clienti ferma anche i riders «Da giorni non chiama più nessuno»

Maria Lardara
La paura dei clienti ferma anche i riders «Da giorni non chiama più nessuno»

Tommaso arrotonda in attesa di fare l’esame di maturità. Le poche consegne toccano a chi non si ferma mai 

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Maria Lardara / prato

Lo scooter è fermo, parcheggiato sotto casa. Lo zaino è vuoto: niente cibo a domicilio. Addio luci e casco. Anzi, è un arrivederci: dipende da quando pizzerie e ristoranti potranno rialzare il bandone. Lo hanno chiamato “lavoro a chiamata”. Ma per Tommaso Bitozzi, maturando del liceo scientifico “Gramsci-Keynes”, la chiamata non arriva più. «Ben venga il “reddito di quarantena” di cui si parla nella mia categoria per queste settimane di stop forzato», confessa il giovane rider che da un anno lavora per un colosso del food delivery di cui preferisce non fare nome. L’ultima consegna su due ruote l’ha fatta il 6 marzo, cinque giorni prima del decreto “Io resto a casa”.

L’epidemia del coronavirus mette a nudo tutta la fragilità di un sistema basato sul lavoro a cottimo. Le strade di Prato sono deserte. Il cibo si sposta pochissimo sulle due ruote: i clienti hanno paura. «In realtà, l’esposizione è poca. Si utilizzano mascherine e guanti, la consegna avviene senza contatti diretti. Si lascia il cibo davanti alla porta del cliente e ci si allontana. In questo modo vediamo se viene ritirato stando a distanza di sicurezza, in modo da evitare il rischio di contagio».

Nel bel mezzo dell’epidemia, alcune realtà del food delivery stando dando infatti ai clienti la possibilità di scegliere l’opzione “consegna senza contatto” al momento del passaggio del cibo. Anche se i ristoranti sono chiusi, alcune attività fanno comunque servizio a domicilio. Ma il telefono di Tommaso squilla raramente. «È vero, credo che un po’ tutti abbiano paura. Devo essere onesto, però. Con le misure precauzionali che prendiamo per le consegne ho più paura di andare a fare la spesa che al lavoro». C’è anche un altro aspetto. In tempi di magra, lavorano soprattutto i fattorini primi in graduatoria. Che significa? Più pedali e più turni copri nel weekend in orario serale, guadagni punteggio. Se rifiuti consegne, scali di graduatoria. Ma di fronte al tuo “no” c’è quasi sempre un rider pronto a partire dietro l’angolo mentre un algoritmo ti segue nel percorso delle consegne.

«Il meccanismo della graduatoria determina un circolo un po’ vizioso» dice il rider pratese. Un meccanismo che punisce chi, come Tommaso, non ha evidentemente un punteggio elevato. Nel frattempo, l’esame di maturità bussa alle porte. Con le scuole chiuse chissà fino a quando, anche quella è una prospettiva incerta. Fra divieti e contagi, il lavoro di rider è sempre più un’incognita. «Ma tra ristoranti chiusi e persone che non telefonano, purtroppo il lavoro è quasi zero». Il contratto di Tommaso prevede il pagamento a ogni consegna effettuata: in sella al suo motorino, spostandosi per la città (centro e periferia) il giovane fattorino arriva anche a sei viaggi a sera. A seconda della distanza, il compenso varia dai 4 ai 9 euro lordi a consegna. La sua unica interfaccia è un’app installata sul telefonino per gestire gli ordini. Vietato fermarsi. «Sono situazioni frenetiche, non c’è mai tempo per scambiare due parole con i clienti. Figuriamoci adesso». —

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