Sicurezza
Chiesta la cassa integrazione per oltre 1.600 lavoratori
Forni, pasticcerie, gelaterie, negozi di parrucchiere: sono 309 le imprese artigiane che hanno chiesto gli ammortizzatori sociali nell’ultima settimana
PRATO. Le commesse che saltano, il mercato che scompare. Azzerate le agende degli appuntamenti dal parrucchiere o estetista. I forni delle pasticcerie si spengono, idem i macchinari per le gelaterie. C’è un pezzo di Prato che si è fermato per l’epidemia del coronavirus: un bollettino di guerra che aumenta di giorno in giorno. Nell’ultima settimana 309 piccole imprese hanno chiesto la cassa integrazione speciale per l’artigianato, l’indennità del Fsba (fondo di solidarietà bilaterale). L’ombrello degli ammortizzatori sociali si schiuderà per 1.647 lavoratori di Prato e provincia: un costo pesantissimo che il sistema dell’artigianato è chiamato a pagare in termini di occupazione. I verbali di accordo sindacale sono stati firmati ieri pomeriggio nella sede di Confartigianato. Data l’urgenza di dare una risposta celere ai lavoratori colpiti dall'emergenza, quattro rappresentanti del mondo dei lavoratori e delle imprese si sono ritrovate per siglare gli accordi.
Mascherina sul volto e una firma sui tantissimi verbali: presenti Manuela Marigolli della Cgil, Ingrid Grasso della Cisl, Gabriella Boganini e Simona Balli di Confartigianato.
COME NEL 2008
Oltre 300 piccole imprese, quasi 1.700 dipendenti. «Numeri che crescono di ora in ora. Non capitava così dai tempi della grande crisi del 2008 – fa notare Manuela Marigolli - La richieste di ammortizzatori arrivano da chi sospende l’attività o riduce l’orario di lavoro». I verbali firmati riportano la stessa causale: Covid 19. A fare la parte del leone in questo diluvio di domande è il tessile, seguito dalla meccanica, servizi alla persona, gelaterie, biscottifici, pasticcerie. Se piange l’artigianato, non sono rose e fiori per l’industria. Fioccano le richieste di cassa integrazione ordinaria sul tavolo della Filctem Cgil: dagli inizi di marzo a oggi, una cinquantina nel tessile. Arrivano da lanifici, rifinizioni, tintorie, rifinizioni. «La cassa integrazione è preventiva, non è detto che poi sarà utilizzata – precisa il sindacalista Juri Meneghetti - Nel marzo 2019 avevamo certamente numeri più bassi».
EDILIZIA KO
«A causa dell’epidemia in corso e per la sicurezza dei nostri dipendenti e collaboratori, abbiamo deciso di sospendere l’attività». La voce registrata nella segreteria telefonica della Guarducci Mario, storica azienda edile con circa 20 dipendenti, riassume la situazione in cui si trovano tante realtà del settore costruzioni.
«Sul mio tavolo ho 15 richieste di cassa integrazione nelle meccanica e 10 nell’edilizia», fa sapere Emilio Testa della Fillea e Fiom Cgil.
TEATRI E IMPIANTI CHIUSI
Sono quelli con meno tutele, zero malattia e ferie. Il virus è arrivato insieme alle date cancellate degli spettacoli al Metastasio e Politeama, i teatri più grandi. Lavoratori dello spettacolo: tecnici di palcoscenico, artisti, personale di sala.
E’ il popolo dei contratti a chiamata, prestazioni occasionali, collaborazioni sportive. La Slc-Cgil sta cercando di mappare le diverse situazioni.
«Serve fare massa critica per dare voce a questo mondo», sottolinea la responsabile di area vasta Cristina Pierattini. Le segnalazioni possono essere inviate all'indirizzo slc.areavasta@tosc.cgil.it
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