Sicurezza
Le strade si sono svuotate, adesso lo smog è sparito
C’è una buona notizia in mezzo a bollettini drammatici: l’aria torna respirabile. La chiusura di aziende, negozi e scuole ha quasi azzerato le polveri sottili
PRATO. Non sarà quella delle Dolomiti, ma a Prato da giorni la qualità dell’aria è migliore. Non lo era da molto tempo. Il Covid-19 che rallenta tutto, spostamenti, auto e mezzi pesanti in cammino, nello scenario desolato di un’area così iperattiva come quella pratese, fa si che l’aria stia diventando qualcosa di assolutamente diverso da quanto finora conosciuta. Ed è un miglioramento crescente. . Si tratta dell’effetto, anche se non voluto, delle scuole chiuse, degli esercizi chiusi, dei Suv e delle auto che rombano molto meno, del telelavoro (o smart working) da casa per molti dipendenti delle aziende di servizi. Gli agenti inquinanti, di cui molti rischiosi per la salute, scendono a pochissimi nanogrammi a metro cubo. Forse non era mai esistito da decenni. Il benzene, la NO2 e le polveri sottili Pm 2,5 e Pm 10 stanno quasi scomparendo.
Dalle centraline Arpat di Prato Ferrucci e di Prato via Roma l’inquinamento arretra di tanto e i dati giornalieri sono tornati a tingersi di verde e di giallo dopo che fra gennaio e febbraio scorsi erano stati contrassegnati spesso dal colore rosso. Ieri 15 marzo, domenica, il benzene nell’aria nella zona di Prato sud, via Roma, è sceso a 0, 8 nanogrammi a metro cubo, il biossido di azoto a 6 nanogrammi.
Per capirci, il 1 marzo il benzene nel solito punto registrava una punta del 10,2 nanogrammi a metro cubo, mentre il biossido di azoto si attestava a ben 62 nanogrammi a metro cubo, più dieci volte tanto. Più o meno stesso copione con le polveri sottili, Pm10 e Pm 2,5. Se il 9 febbraio scorso quest’ultime erano salite a 42 nanogrammi, un mese dopo, con lo stop da coronavirus iniziato da una settimana, le stesse sono scese il 14 marzo ad un dato fra i 16 e i 24 nanogrammi a metro cubo.
Una bella differenza, e al di là del Covid-19 che miete preoccupazione, almeno l’aria è più respirabile. Sul versante ad est della città, centralina di via Ferrucci, lo scorso 9 febbraio si era toccato il picco delle Pm 10 a 54 nanogrammi, mentre in questi giorni si sono registrati i 22 nanogrammi a metro cubo del 14 marzo.
Stessa cosa più o meno per le Pm 2,5, polveri ancora più invasive delle prime, che nello stesso periodo sono passate da un picco di 42 a 17 nanogrammi a metro cubo nei giorni scorsi e 21 nanogrammi il 13 marzo.
«Il Coronavirus ha acceso una emergenza totale, ed è giusto che sia così, ma questo non accade per l’ambiente», esordisce Paolo Balestri, ex assessore verde nella passata giunta Mattei ed ora responsabile per Legambiente di Prato del settore inquinamento aria.
«L’aria migliora ovviamente per il minor transito di mezzi e auto, ma la realtà ci dice che negli ultimi 15 anni Prato non ha fatto niente per diminuire l’inquinamento e per delimitare le zone di traffico. Treviso molto più piccola di Prato ha una zona a traffico limitato che forse è tre volte tanto, qui invece si arranca ancora. L’ultima cosa fatta è stata della giunta Cenni di pedonalizzare piazza delle Carceri, una buona cosa, ma poi si è fatto poco», prosegue l’ex assessore. Insomma, si sa, l’uso dell’auto e dei mezzi a motore senza limite comporta un serio problema di inquinamento.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
