Il dolore
PRATO NON È PIÙ UN’ISOLA FELICE
No, Prato non è più un’isola felice. Abbiamo volutamente rovesciato il titolo del commento di sabato scorso, scritto alla vigilia del primo vero caso pratese di coronavirus, un articolo che aveva suscitato molti commenti e qualche ironia in tema di “gufate”. Non essendo ancora dotati del potere di preveggenza (ma ci stiamo lavorando, eh), proviamo a vedere se una doppia negazione, come dovrebbe essere, provocherà un’affermazione. E dunque il ritorno dell’isola felice.
Purtroppo è solo un gioco, perché in tema di virus e contagi non è questione di fortuna o sfortuna, ma solo di adeguate misure di prevenzione, quelle che si sta provando a prendere in questi giorni dopo aver ignorato a lungo, troppo a lungo, gli allarmi di quelli che sono stati trattati come Cassandre.
Le ultime 48 ore sono quantomeno incoraggianti per due motivi: il primo è che giovedì non c’è stato il temuto allargamento dell’epidemia a Carmignano, dove il giorno prima erano spuntati 9 casi positivi alla casa di riposo di Comeana; il secondo è che ieri la Regione ha segnalato un solo nuovo caso a Prato, forse una donna di Serravalle Pistoiese ricoverata al Santo Stefano.
La cautela è d’obbligo, perché nel frattempo i nuovi casi positivi sono raddoppiati in Toscana rispetto al giorno prima e va ribadito che il virus non conosce confini.
Sono passati solo sette giorni e sembrano sette mesi. In queste 168 ore è cambiato tutto, sono cambiate soprattutto le nostre abitudini e i nostri gesti. Lavoriamo di gomito, non per guadagnare un posto nella fila alla seggiovia, come facevano ancora domenica centinaia di persone all’Abetone, ma per evitare di toccare le superfici con le mani. Siamo in imbarazzo quando ci dobbiamo congedare dai nostri interlocutori, incerti se fare un gesto con la mano, con la testa o altro. Ci disponiamo in maniera innaturale quando ci troviamo almeno in tre nello stesso posto. Abbiamo smesso di prendere l’ascensore e gli estranei ci guardano con diffidenza.
Però stanno accadendo delle cose molto belle, e cose che nonostante tutto ci strappano un sorriso. Tra le cose belle c’è quell’imprenditore cinese che abita in via Tobagi a Grignano e che ieri mattina ha suonato il campanello a tutti i vicini di casa per regalare una confezione di mascherine protettive, nel giorno in cui la Cina comincia a mandarci i suoi dottori. Tra le cose che ci fanno ridere c’è la faccia del sindaco Matteo Biffoni durante la diretta Facebook di giovedì quando ha risposto a una donna che chiedeva se poteva andare a prendere un cucciolo a Grosseto. «Il cucciolo a Grosseto no, ora no» ha scandito il sindaco. Ne hanno fatto un montaggio su musica techno che sta spopolando.
E poi ci sono gli orfani della movida. Da martedì vige il coprifuoco, ma qualcuno non rinuncia all’aperitivo, in forma virtuale s’intende. Si trova sulla pagina Fb “Prato #barsocial” e funziona sulla piattaforma Google Meet: un dj mette musica e tutti fanno l’aperitivo a casa loro. Questo passa il convento, per ora. —
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