Il Tirreno

Prato

le precauzioni 

«Non mi fido del bancomat, prelevo solo coi guanti»

Azelio Biagioni

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PRATO. Ieri Prato, così come tutte le altre città italiane, ha vissuto la prima nuova giornata densa di restrizioni volute dal governo per contrastare il coronavirus. Vie del centro deserte, negozi chiusi, luci delle vetrine spente. Pure i bar con il nuovo decreto hanno dovuto abbassare la serranda. Solo i tabacchi erano aperti. Per quelle attività che hanno sia la licenza per la vendita dei tabacchi che del bar si sono adeguati con avvisi per il pubblico dove si spiega che il locale è aperto solo per la parte della tabaccheria. Infatti, all’interno del locale non era possibile consumare il caffè e il reparto dolci era completamente vuoto. Fra le attività che il decreto prevede restino aperte le banche dove ieri mattina le persone che vi sono andate erano in numero molto esiguo. Restano aperti supermercati e farmacie. Come così pure le edicole ma viste le imposizioni restrittive di uscire di casa le vendite dei quotidiani sono crollate. «È una scena surreale – commenta Eleonora Santini dell’edicola di piazza del Comune – Aspetto l’ora di pranzo, poi chiudo e nel pomeriggio non riapro. Non avrebbe senso. In giro non c’è nessuno e ovviamente il numero dei quotidiani sia locale che nazionale che ho venduto è davvero limitato. Le persone – aggiunge – si stanno attenendo a quanto previsto ed escono di casa solo per validi motivi». Le strade fra piazza Duomo e piazza San Francesco sono praticamente deserte, una signora entra in una tabaccheria del centro e chiede alcune fotocopie dei moduli dell’autocertificazione che dovrà portarsi appresso negli spostamenti che effettuerà e che devono essere fatti per un valido motivo. In un panificio del centro si entra uno alla volta. Nelle botteghe di generi alimentari si fa la spesa. Ma non si può dire come se nulla fosse perché si avverte che c’è tensione. Le poche persone che abbiamo incontrato nel breve tragitto di ieri mattina indossavano la mascherina ed alcune pure guanti in lattice, come un signore che si è recato in banca per prelevare contanti al bancomat: «Adesso – dice il signor Giacomo – non mi sento sicuro a toccare lo schermo e i tasti del bancomat senza guanti. E lo stesso vale anche per le porte delle attività commerciali. Arrivato a casa mi tolgo i guanti e li butto. Poi ovviamente mi laverò accuratamente le mani».

Ieri pomeriggio consiglio comunale che si è tenuto a porte chiuso, quindi senza la presenza di cittadini. —

Azelio Biagioni

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