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Coronavirus, il Dagomari non si ferma, lezioni a distanza grazie a un’applicazione

Maria Lardara
Gli studenti del Dagomari nel 2017 durante la settimana senza web e social. Ora useranno la rete per le lezioni a distanza
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Gli studenti del Dagomari nel 2017 durante la settimana senza web e social. Ora useranno la rete per le lezioni a distanza

Anche la Pier Cironi pensa all’apprendimento digitale in sei classi sperimentali. Cauto il preside del Gramsci-Keynes 

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PRATO. È come stare in classe. Non davanti a una cattedra e lavagna, bensì davanti a uno schermo luminoso che filtra la voce dell’insegnante. L’istituto Dagomari è regolarmente aperto, anche se virtuale. Non si sente suonare la campanella ma oggi le classi quinte faranno ugualmente lezione. Anzi, video-lezione: dalle 9 alle 12. E la settimana prossima toccherà alle terze e alle quarte. In tutto, saranno una trentina di classi del triennio a sperimentare l’apprendimento a distanza, l’ancora di salvezza per mantenere la continuità didattica dopo lo stop delle attività fino al 15 marzo.  «Oggi (ieri, ndr) sarà definito il calendario di lezioni per la prossima settimana – spiega la preside Maria Gabriella Fabbri – Ho demandato ai consigli di classe l’organizzazione degli orari e delle materie. Ogni videolezione avrà una durata di tre ore. E i ragazzi potranno collegarsi, oltreché dal computer di casa, anche dal cellulare».

Dagomari 4.0. Il coordinatore di classe, in pratica, diventa l’administrator nel collegamento mentre “Meet” è l’applicativo che, nel caso del Dagomari, abilita la didattica a distanza e permette di intercettare gli studenti in modalità sincrona. «Non vogliamo che questo, speriamo breve, periodo sia un “vuoto” né per i docenti, né per i nostri ragazzi. Si tratta di fare lezione con altre modalità – prosegue Fabbri – L’emergenza può trasformarsi in un percorso stimolante». Ogni ora, i docenti si alterneranno. L’apprendimento virtuale prediligerà le materie chiave, quelle in cui magari i ragazzi hanno bisogno di un maggiore approfondimento. Se è vero che didattica a distanza non è obbligatoria ma facoltativa, si prevede che l’adesione degli studenti del Dagomari superi il 70%. La lezione di economia aziendale in quarta, ad esempio, avrà il pienone. «Il docente potrà collegarsi da scuola – puntualizza Fabbri – Con il nostro animatore digitale avevamo fatto più test nei giorni scorsi, prima che venissero sospese le attività didattiche. La piattaforma dà anche la possibilità di silenziare gli interventi».

Pier Cironi all’avanguardia. La condivisione dei materiali on line non è certo una novità per il comprensivo Pier Cironi guidato dal dirigente Alessandro Giorni, avvezzo all’utilizzo di nuove tecnologie per facilitare l’apprendimento. Google Suite, ad esempio, è una piattaforma già utilizzata. «Da due anni sei classi sperimentali della secondaria di primo grado hanno un device personale (libro digitale, ndr) che affianca il libro di testo tradizionale – spiega Giorni – Queste si candidano senz’altro a sperimentare un sistema di didattica a distanza». Favorevole l’orientamento di docenti e famiglie.

I dubbi. C’è chi ci prova, chi è più riluttante. La sfida digitale non trova preparati tutti gli istituti comprensivi e superiori. «La didattica a distanza non s’improvvisa. Premesso che fino a 16 anni l’utilizzo di internet dovrebbe essere mediato dalla famiglie – ricorda Stefano Pollini, preside del Gramsci-Keynes e responsabile della rete Rispo (la rete di tutte le scuole pratesi) – le lezioni per via telematica diventano più difficili per le scuole del primo ciclo: i bambini hanno competenze informatiche più basse».

È cauta anche Angelina Dibuono, preside del comprensivo Marco Polo. «Non siamo attrezzati per le videolezioni ma utilizzeremo gli strumenti del registro elettronico per prove ed esercitazioni a distanza. Bisogna fare attenzione ai canali utilizzati: sull’accesso a Whatsapp per le videochiamate, ad esempio, nutro dubbi». Intanto al Gramsci-Keynes, complici le scuole aperte con la presenza del personale Ata, verranno sanificate tutte le aule e gli spazi comuni: stesso copione in altri istituti e plessi scolastici della città. —

 

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