Il dolore
Le gore tornano al Comune, un tesoro di 48 chilometri
Prato, venerdì c’è stata la firma per il passaggio, i progetti affidati a due associazioni. «Partiremo dalle parti scoperte del reticolo, Cavalciotto e Cascine di Tavola»
PRATO. Dal Cavalciotto di Santa Lucia fino a Castelnuovo e alle Cascine di Tavola. Quarantotto chilometri a zig e zag fra le tante storie della città nel tempo, dal IX secolo fino ad oggi. Il sistema delle gore di Prato, il reticolo che con i secoli in parte è stato anche coperto e intubato, è diventato definitivamente proprietà del Comune. Una transazione dal Demanio statale con alle spalle un lungo lavoro, iniziato addirittura nella passata legislatura dall’ufficio urbanistica, che ora si è concluso nella sua prima parte, quella appunto dell’acquisizione delle gore.
Mica roba da poco. Qui, proprio nelle gore, si è vissuta buona parte della storia della città, in quest’acqua che è stata motrice del lavoro degli artigiani e dei tessitori, che è stata approvvigionamento idrico per gli abitanti e nell’Alto medioevo sistema per l’irrigazione del grande orto quali erano le terre pratesi. Adesso sono definitivamente proprietà comunale, come sancito venerdì scorso nel passaggio dal demanio statale all’amministrazione comunale. Per Roberto Dei, animatore di ben due associazioni che hanno l’obiettivo di valorizzare tutto il sistema delle gualchiere, delle Cascine di Tavola e appunto delle gore, la notizia apre scenari interessanti.
«Abbiamo dei progetti, anche se da ultimare, per quanto riguarda la parte delle gore scoperte, dal Cavalciotto sul Bisenzio fino al primo tratto della loro copertura – dice Roberto Dei – che presenteremo all’ assessore Valerio Barberis. Una parte riguarda il Cavalciotto, un’altra il sistema delle gore nelle Cascine di Tavola che, sappiamo, sono pure navigabili».
Una parte del sistema gorile di Prato oggi non si vede più, ma c’è. Da tempo, tutte le gore che passano dal centro della città sono state intubate e incluse nel sistema fognario, e quelle visibili vanno da Santa Lucia fino a prima della piazza del Mercato nuovo per poi risbucare a Grignano e andare verso la Gualchiera di Castelnuovo, le Cascine di Tavola e infine l’Ombrone pistoiese a Poggio a Caiano. Un sistema complesso, da cui si legge la storia del territorio. «Intanto continuiamo nell’analisi, da quella dell’acqua, a tutte le parti delle gore che sono state bypassate come sistema fognario – precisa l’assessore all’urbanistica Valerio Barberis - il passaggio della proprietà delle gore dal demanio al Comune integra il progetto “Reversibility”” e tutto quello che lo caratterizza».
Da anni, un articolato studio dell'assessorato all'urbanistica ha rimesso in moto l'interesse per il sistema delle gore di Prato, che adesso si fa importante anche per i progetti di forestazione urbana e di riequilibrio ambientale di Prato, la dove possibile. Si pensi che il cosiddetto "Gorone", nella parte a nord della città compare in alcuni atti già del 1003. Grazie alla notevole portata d’acqua del "Gorone", proprio nella zona nord si concentrarono la maggior parte degli opifici idraulici, parte dei quali nel corso del XX secolo si sono trasformati poi in fabbricati industriali. Quialche anno fa furono abbattuti gli orti che costeggiavano questa importante gora, in vista di una valorizzazione dell’area. È la storia della città che riaffiora, ripartendo da quarantotto chilometri di reticolo idraulico che hanno fatto lo sviluppo e la fortuna di Prato.
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