Il Tirreno

Prato

Carmignano, il paese dei matrimoni: gli stranieri fanno la fila per dire “sì”

Il prato della villa La Ferdinanda di Artimino allestito per un matrimonio
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Il prato della villa La Ferdinanda di Artimino allestito per un matrimonio

Dagli scozzesi che si portano dietro i musicisti alla coppia che si fa consegnare le fedi dai cani: l'assessore Cecconi racconta le curiosità legate alle cerimonie

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CARMIGNANO. Una volta, due anni fa, ci sono state addirittura le cornamuse a suonare: gli sposi si erano portati dietro i musicisti dalla Scozia, assieme ad amici e parenti. Di recente si fanno sempre più frequenti i matrimoni indiani, di indiani magari con passaporto inglese. «A ottobre ho celebrato la cerimonia su un altare induista subito dopo il rito religioso – racconta l’assessore Tamara Cecconi – Gli sposi con gli abiti tradizionali e scalzi e tanti invitati anche in quel caso, che si sono fermati sulle colline medicee per qualche giorno». Crescono di anno in anno le coppie che scelgono Carmignano per pronunciare con rito civile il fatidico “si”:79 nel 2019, di cui 13 straniere, 45 italiane ma giunte anche da fuori Toscana, 21 i residenti. A queste vanno poi aggiunte tre unioni civili.

«Mi ricordo la prima alla Borriana, con la coppia, due pratesi – ricorda ancora Cecconi - che si sono fatti portare le fedi dai loro labrador». Tutti gli assessori celebrano matrimoni a Carmignano (anche qualche consigliere comunale). Assieme al sindaco, Tamara Cecconi è comunque quella che lo fa più spesso e che conserva memoria dunque del maggior numero di aneddoti. Prova a cercare anche una risposta al perché di tanto successo. «Gli stranieri – dice - e anche qualche italiano arrivano a Carmignano per lo più attraverso agenzie specializzate». Spesso, ma non sempre. A volte è stato il caso all’origine della scelta: come ad una coppia inglese e finlandese nel 2011, galeotta una vacanza a Carmignano e un matrimonio sbirciato nei giardini della Rocca comunale, uno dei primi, da dove con un solo sguardo si domina tutta la piana tra Firenze, Prato e Pistoia e scelta alla fine anche per il loro sì. Oppure può capitare che la prima scintilla arrivi da una foto su internet: così è successo, nel 2014, ad una coppia di tedeschi, lui medico di origini italiane, lei tedeschissima, che si sono sì sposati a Radda in Chianti ma che il rinfresco hanno scelto di farlo con gli amici sempre in Rocca, assieme a tanti sconosciuti, approfittando della festa di Calici di Stelle ad agosto.

«Ad attrarre gli sposi è probabilmente il fascino della Toscana e dei nostri paesaggi – si sofferma ancora l’assessore – Li conquistano le nostre vigne ed olivi, le ville rinascimentali, le fattorie e gli antichi borghi. Ma a convincerli alla fine è probabilmente anche l’offerta di un pacchetto completo». E anche il turismo ci guadagna. Sì, perché a Carmignano ci si può sposare civilmente non solo nel salone consiliare del palazzo comunale o, dal 2006, nei giardini all’aperto della Rocca sopra il paese. Negli ultimi anni si sono aggiunti anche agriturismi e strutture private. Sono sei al momento - dalla villa medicea “La Ferdinanda” di Artimino all’agriturismo la Borriana, dalla villa “Il granduca” alla fattoria “La Serra, dalla Tenuta di Capezzana all’agriturismo “Sottotono”, ultimo arrivato nel 2019 – e questo consente alle coppie di poter organizzare in un’unica location l’intero matrimonio, dallo scambio delle fedi al ricevimento.

«Un punto in più soprattutto per gli stranieri, che certo – ammette l’assessore Cecconi - sono quasi esclusivamente coppie abbienti». C’è poi la disponibilità a trasformare la cerimonia civile in qualcosa che non sia solo la lettura dell’atto e degli articoli del codice civile. Capita anche altrove, ma non è sempre scontato. Ed anche questo può influire alla fine sulla scelta, anche per chi non ha in mente cerimonie faraoniche ma comunque vuole qualcosa di speciale per il proprio “sì”. Ecco così il salone consiliare addobbato con fiori o il giardino della Rocca con sedie e tappeto steso in mezzo agli alberi od archi floreali come si vedono in qualche film nei matrimoni d’oltreoceano. La musica, anche dal vivo, non manca quasi mai: anche in palazzo comunale. Da anni, prima dell’inizio del rito, al futuri sposi viene letto un poesia ode al matrimonio. «Come augurio di vivere un amore profondo per sempre, abbiamo scelto i versi del libanese Kahlil Gibran – spiega l’assessore – Ma per chi vuole c’è anche il rito della sabbia: un vaso e granuli di tre colori diversi». Inizia chi celebra versando la propria rena colorata, poi lo sposo e la sposa da soli e quindi insieme. Il senso è evidente: quello di due vite che si intrecciano e di nuove responsabilità. Altri brani possono essere letti da amici e parenti. Nel caso di coppie straniere intervengono gli interpreti. «Mi è capitato - ricorda Cecconi - di essere tradotta prima in tedesco e poi in spagnolo, a beneficio non tanto degli sposi, che l’italiano lo capivano e parlavano benissimo, ma di parenti ed amici».

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di Redazione web