Sicurezza
Mangani: il console cinese dica ai connazionali di non tornare
PRATO. In merito alle dichiarazioni rilasciate da Xu Qiulin - presidente dell'Associazione di amicizia dei cinesi di Prato - sulla ricerca di immobili in cui stare in isolamento in vista del rientro a Prato di 600 cittadini cinesi, l'assessore all'Immigrazione Simone Mangani, ribadisce il no dell'Amministrazione comunale a soluzioni "fai da te".
«E' indispensabile rispettare le disposizioni governative quindi, in primo luogo, le persone devono rimandare il rientro dalla Cina - afferma Mangani - Abbiamo detto no alcune settimane fa e lo ribadiamo oggi: non esistono soluzioni fai da te, nessuna autorità sanitaria ci suggerisce ad oggi di individuare una soluzione che rischia di richiamare quella della famosa nave da crociera Diamond Princess ancorata al porto di Yokohama. In ogni caso, sulle ipotesi prospettate da Giulin, deve essere chiara la posizione del Consolato cinese, che a nostro avviso dovrebbe invitare tutti a rimanere in Cina fino a nuova disposizione. Le preoccupazioni di carattere economico vengono dopo quelle per la salute pubblica. Sarebbe auspicabile per il futuro che Giulin o chiunque altro non invocasse soluzioni a mezzo stampa ma direttamente alle istituzioni. Peraltro, ad oggi, la collaborazione è stata data complessivamente da tutti i soggetti coinvolti».
«Noi non allestiremo strutture temporanee che risolvano problemi di domicilio per chi non ha un alloggio adeguato dentro cui auto isolarsi - ha ribadito il presidente della Regione Enrico Rossi - come sembra ci venga richiesto dagli imprenditori cinesi di Prato che adesso annunciano di voler negare gli alloggi a chi rientrerà dalla Cina generando così situazioni di sfruttamento e illegalità in contraddizione con le leggi italiane. Le disposizioni del Ministero parlano con chiarezza di una quarantena a domicilio volontaria sotto sorveglianza attiva da parte degli operatori sanitari. Solo in casi eccezionali di condizioni igieniche ambientali, ripete ancora l’ordinanza, le aziende sanitarie hanno l’obbligo di disporre soluzioni alternative equivalenti al domicilio quanto a efficacia di isolamento e di controlli. Sentiamo dire di alcune centinaia di persone che tornerebbero senza avere domicilio e che chiedono a noi di istituire centri di isolamento. Voglio essere chiaro, invito la comunità cinese e il console a garantire che coloro che sono senza domicilio adeguato non ritornino in Toscana. La questione ha un evidente risvolto nazionale e pertanto chiederò che anche il governo intervenga nei confronti delle autorità cinesi». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google