Attenzione
Quarantena nelle case e pochi affari a Chinatown
La titolare del bar Lo Scalino: «Qui ci sono attività che stanno perdendo anche il 70 per cento della clientela, è sufficiente vedere i ristoranti chiusi»
PRATO. «I clienti sono calati moltissimo, non c’è quasi nessuno. È così da almeno venti giorni. Stanno tutti in casa e i nostri clienti sono tutti cinesi». Alice Dhu, 25 anni, lavora in un negozio di parrucchiera proprio all’inizio di via Filzi. Chinatown di sabato mattina si sveglia più tardi del solito. La notizia del primo decesso da virus Covid-19 avvenuto a Padova è arrivata da ore. Poi arriva anche l’altra, di un altro decesso in Lombardia. Piano piano la Chinatown pratese si sveglia, qualche negozio apre anche se, come dicono in molti per strada, quella di oggi è una giornata strana. «Da una parte c’è preoccupazione e non si capisce cosa stia accadendo davvero, dall’altra invece oggi è una giornata piena di gente a giro, soprattutto di cinesi. Era da diverso tempo che non si vedeva tutta questa gente» dice un signore sulla cinquantina fermo davanti al bar “Lo Scalino”. La preoccupazione c’è e si vede, nella comunità cinese di Prato, la terza per importanza di tutta Europa.
C’è preoccupazione per il virus, la sua diffusione, e c’è preoccupazione economica. Da almeno venti, trenta giorni qui gli scambi commerciali sono calati di tanto, di troppo. «Si lavora molto, molto meno da un mese in qua. Non esce più nessuno. Oggi è una giornata particolare, c’è gente a giro ma negli ultimi tempi non c’è stato quasi nessuno. Penso di aver diminuito almeno del 40% la clientela negli ultimi venti giorni», dice Silvana Nannucci, titolare del Bar Lo Scalino, con tre dipendenti full time. «Guardi che qui ci sono attività che stanno perdendo anche il 70% della clientela, basta vedere i ristoranti chiusi», ribatte nel bar un signore. Insomma, oltre al Covid-19, qui c’è vento di crisi, di quella vera. Le persone si spostano meno, molte si sono messe in quarantena volontariamente, e gli affari calano. Non potrebbe essere diversamente. Di fronte al supermercato Pam in via Pistoiese, Gianfranco Maffii e Deanna Bellocci, 82 e 79 anni, non si sentono presi dall’ansia. «Non abbiamo particolari preoccupazioni», dicono. «Io continuo ad andare tutti i giorni al circolo di Borgonuovo – dice Gianfranco Maffii – tutto regolare, l’unica cosa che ho notato è che c’è tanta gente in meno per strada». «La comunità cinese di Prato è preoccupata, lo sono io, lo sono tutti» dice Miao Miao, insegnante e dottoressa in farmacia erboristica, più volte ospite alla tv la 7 e blogger dell’Huffington Post. «I miei genitori sono partiti per la vacanza del capodanno a gennaio e devono ancora tornare. Sono fermi a Wenzhou, ci sentiamo ogni giorno, mi dicevano che venerdì la situazione sembrava leggermente migliore. Ma anche io sconsiglio di ripartire ora, dobbiamo aspettare. Si c’è preoccupazione, molta, e ci sono anche persone in quarantena qui a Prato».
Per le vie di Chinatown i reporter e i cronisti, alla ricerca di qualcuno da intervistare, aumentano. I cinesi di via Filzi e via Pistoiese sembrano asserragliati, infastiditi dal continuo via vai di fotocamere e telecamere. In un negozio di pronto moda, una giovane commessa quasi si rintana di fronte al fotografo. Fuori è una giornata primaverile. Ma il Covid-19 spegne gli entusiasmi. –
Alessandro Formichella
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
