Lutto
SUL COVID-19 VINCE IL SISTEMA “FAI DA TE”
Fatti i debiti scongiuri, sembra un miracolo che finora a Prato non si sia verificato nemmeno un caso del nuovo coronavirus Covid-19. Da settimane la nostra provincia era indicata come il sospettato numero uno per l’inizio del possibile contagio, in virtù del collaudato meccanismo secondo il quale quando succede qualcosa legato alla Cina o alla comunità cinese in Italia tutti gli occhi guardano qui e partono gli inviati dei grandi giornali e delle emittenti televisive, spesso per fare un po’ di colore.
Stavolta è successo quello che pochi si aspettavano, e cioè che ancora prima che qualcuno glielo ordinasse, se mai glielo ordinerà, i cinesi tornati dalla Cina si sono messi da soli in quarantena. Tutto lascia credere che anche quelli che stanno tornando o torneranno nei prossimi giorni si comporteranno alla stessa maniera. I ristoranti di Chinatown sono semideserti e mercoledì sera uno spacciatore di ecstasy e ketamina è stato beccato dai carabinieri con quattro chili di droga che contava di piazzare nei locali frequentati dai connazionali, ma evidentemente ha scelto il momento sbagliato.
L’impressione è che il virus faccia ai cinesi anche più paura di quanta ne fa agli italiani. Gli orientali che vivono a Prato hanno sentito dalla viva voce dei connazionali quello che sta succedendo nelle province di Hubei e Zhejiang, e come spesso accade nelle situazioni critiche fanno da soli. Ecco perché nei primi due giorni di apertura dell’ambulatorio allestito da Asl e Regione all’Osmannoro non si è presentato nemmeno un cinese. Stanno a casa e aspettano che passi la buriana.
Ma il rischio, inutile nasconderselo, è alto. Il 10 febbraio al pronto soccorso dell’ospedale si sono presentati i genitori di una bambina cinese di 9 mesi, rientrata nove giorni prima a Prato da Wuhan, cioè dal focolaio del virus. Aveva i sintomi di una forte influenza e per fortuna è risultata negativa al Covid-19. È la dimostrazione che per quanti sforzi si facciano, è praticamente impossibile controllare l’enorme flusso di viaggiatori che si spostano nel mondo.
Le dichiarazioni del virologo Roberto Burioni, che consiglia la quarantena obbligatoria per chi rientra dalla Cina, a prescindere dalla nazionalità, hanno riacceso il fuoco delle polemiche. Alla luce di quello che sta succedendo in queste ore in Lombardia e in Veneto, non sembrano affermazioni campate in aria, ma ormai sono entrate nel circuito della polemica politica, col medico che tiene il punto e la Regione Toscana e le autorità sanitarie che a loro volta non fanno passi indietro, probabilmente per non perdere la faccia.
Qui però c’è in gioco la salute di tutti, e allora non resta che affidarsi al “fai da te” della comunità cinese, che dapprima ha annullato i festeggiamenti del Capodanno e ora si è chiusa in casa per tutelare la salute propria e di conseguenza del paese che la ospita. —
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