Attenzione
Il “tesoretto” dei rom sarà confiscato
La Cassazione scrive la parola fine sull’annosa vicenda che aveva fatto arrabbiare anche l’allora ministro Salvini
prato. La Cassazione ha scritto la parola fine sull’annosa e controversa vicenda del cosiddetto “tesoro dei rom”, i beni per un valore di 2 milioni e 412mila euro che nel giugno 2017 furono sequestrati dalla guardia di finanza a 14 membri delle famiglie Ahmetovic e Halilovic sul presupposto che case e conti correnti non fossero giustificati dai redditi dichiarati e soprattutto fossero il provento dei numerosi reati commessi dai membri delle due famiglie (sette di loro hanno accumulato ben 76 precedenti per reati contro il patrimonio).
La vicenda è arrivata fino alla suprema corte dopo un percorso molto travagliato. Come detto, il sequestro, nell’ambito dell’inchiesta condotta dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Antonio Sangermano e che fu chiamata “Falsi poveri”, risale al giugno 2017. Nell’ottobre del 2018 la Procura ha chiesto la confisca dei beni, misura a cui si sono opposti i diretti interessati, difesi tra gli altri dagli avvocati Antonio Bertei, Antonino Denaro, Gabriele Terranova, Tommaso Magni e Antonio Simoncelli. Ma il 4 dicembre dello stesso anno il Tribunale presieduto da Francesco Gratteri, con una decisione che provocò l’irritazione dell’allora ministero dell’Interno Matteo Salvini, dette ragione ai rom e ordinò la restituzione dei beni spiegando in sostanza che mancava la continuità temporale tra i reati commessi da alcuni membri delle due famiglie e l’acquisizione dei beni. In altre parole, i reati per i quali alcuni dei nomadi erano stati condannati risalivano troppo indietro nel tempo rispetto all’acquisto dei beni.
«Ma è normale?» si chiese Salvini in uno dei suoi numerosi tweet annunciando l’intenzione di chiedere lumi al ministro della Giustizia.
Contro la decisione del Tribunale presentò ricorso la Procura, ottenendo dalla Corte d’appello di Firenze dapprima la sospensione dell’ordinanza, nel gennaio 2019, e poi nel merito un ribaltamento del verdetto, nel maggio dello stesso anno.
A questo punto è toccato agli avvocati difensori fare ricorso in Cassazione, nella speranza di ribaltare per l’ennesima volta le sorti della misura di prevenzione patrimoniale. La prima sezione della Cassazione ha tenuto udienza mercoledì e la decisione è stata resa nota ieri. Tre dei 12 ricorsi presentati dalle famiglie Ahmetovic e Halilovic sono stati ritenuti inammissibili, mentre gli altri nove sono stati respinti, con condanna al pagamento delle spese processuali.
I 14 rom a cui erano stati sequestrati i beni sono Alessandro Ahmetovic, Djula Ahmetovic, Patrizia Ahmetovic, Valter Ahmetovic, Delija Halilovic, Thomas Halilovic, Daicor Ahmetovic, Misel Ahmetovic, Marsella Ahmetovic, Seravino Ahmetovic, Aida Halilovic, Gemina Salkanovic, Munevera Sejdovic e Ana Adzovic. —
Paolo Nencioni
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